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Fin dall’ inizio, Massimo Mauro è stato un fiero avversario dell’introduzione del VAR e della tecnologia. Ora, dopo alcuni recenti, sconfortanti arbitraggi (nazionali e internazionali) torna alla carica: eliminarlo no - dice - piuttosto relegarlo ad una specie di assistente meccanico che decide solo su fuorigioco o goal - non goal. Per il resto, l’arbitro non deve essere disturbato. Le nuove tecnologie, invece, lo destabilizzerebbero.
Per noi, è esattamente il contrario: le nuove tecnologie potrebbero invece aiutarlo a correggere eventuale errori, a patto che siano usate bene e regolamenti con relative “istruzioni” (l’AIA tiene periodiche riunioni plenarie), siano lineari, cioè finalizzati a migliorare, appunto, gli arbitraggi. Quest’inizio di campionato e di coppe, purtroppo, sta dicendo il contrario. Cominciamo dal VAR. Andava meglio nel periodo di sperimentazione. Oggi dopo un passo avanti, se ne fa mezzo indietro, proprio nel senso che piace a Mauro: preservare intatta l’autorità dell’arbitro in campo. E, quindi, ecco tutto un fiorire d’eccezioni alla chiamata dell’arbitro al video, con relativo acuirsi dell’ incertezza e della confusione. 

CONFUSIONE - Basti pensare alla famigerata considerazione per cui “se l’arbitro vede, il VAR non interviene”. Ma come si fa a sapere se l’arbitro vede? Così: a impressione. E come si fa a sapere se l’arbitro vede bene o no? Prendete i rigori, netti, non dati a Lautaro contro l’Hellas e a Dybala contro l’Empoli, prendete Pairetto che sorvola su un fallo plateale da ultimo uomo oppure Cakir, che inventa letteralmente un rigore contro il Milan o il secondo goal subito dai rossoneri contro l’Atalanta. Perché il VAR non interviene? Perché l’arbitro “ha visto benissimo”? Oppure perché la protervia di chi dirige in campo (“decido sempre e comunque io!”) è tale da superare ogni ragionevole comportamento, diciamo, cautelare che direbbe sempre, in caso di segnalazione, di  andare a rivedere al monitor l’azione. Purtroppo sembra che si voglia continuare ad alimentare e non a diminuire, il tasso d’incertezza e di confusione. Prendete il designatore degli arbitri di A e B Rocchi che invece di provare a chiarire spande nebbia. “Folle non andare a rivedere al monitor un’azione”. Giustissimo, però aggiunge: “Il mancato rosso a Handanovic è un episodio soggettivo, lasciato all’interpretazione dell’ arbitro”. Insomma, bisogna andare a vedere ma il soggetto può rifiutarsi. Qualcosa non va nel meccanismo odierno: o l’arbitro si rifiuta di rivedere al monitor l’azione o chi è al VAR dorme. Anche quello di Cakir in Milan-Atletico (sorvoliamo su altre pessime esibizioni di questo arbitro "internazionale”) è un “episodio soggettivo”? Ma è chiaro: ogni episodio è soggettivo nel senso letterale del termine, perché l’arbitro è un soggetto che decide. Il VAR e le indicazioni dell’AIA dovrebbero aiutare questo soggetto quando sbaglia.
I 'RIGORI SERI' - Ergo: il risultato è negativo. Rigori inventati, rigori lapalissiani cancellati, decisioni disciplinari anarchiche. Anche la litania “non si può andare sempre a rivedere un’azione, altrimenti non si gioca più” (sempre Rocchi) è avulsa dalla realtà. Sempre? Ma i casi da VAR, in una partita, non si contano sulle dita d’una mano. E s’inventa o si nega un rigore “per continuare a giocare”? Mah. Sempre Rocchi dice: “Sui rigori abbiamo chiesto di tenere una soglia alta, vogliamo rigori molto seri”. Risultato: se un giocatore scivola nella propria area e il pallone tocca un suo braccio tenuto largo (ma quanto?) per ragioni statiche, è sempre rigore; se viene buttato giù in corsa con una spinta non lo è perché ne va valutata l’intensità (della spinta). E il fuorigioco di mezzo centimetro, unica, vera certezza degli arbitri non andrebbe cancellato una buona volta, tornando all’antica, saggia “luce” tra giocatori? Quello no! E’ la legge, chiara, determinata, inflessibile del mezzo ciuffo o mezzo alluce che vanificano un goal!
Non la tecnologia, quindi, ma il suo cattivo uso, indicazioni bizzarre e contraddittorie come quella sulla “soglia alta dei rigori” fanno sembrare questo inizio di stagione assai confuso. Molto, troppo “soggettivo”. Bisanzio, in confronto, era una linea retta.