E' stato uno dei primi giocatori italiani ad andare all'estero. Era la metà degli anni '90 e dopo 5 anni al Brescia, con promozione in Serie A e retrocessione, e 2 stagioni alla Samp, dove vince una Coppa Italia, decide di fare le valigie e volare in Messico. Il Club America lo accoglie nel 1995, e lì 17 presenze e 2 gol. E proprio lì, nel club che ogni volta che gioca in casa respira la storia dell'Azteca, incontra Marcelo 'El Loco' Bielsa. "Studiava tutto il giorno, guardava e riguardava vhs, l’ufficio era pieno di libri . Ascoltare e giocare, ma anche assorbire e imparare. Forse la vita da allenatore di Marco Rossi è iniziata proprio lì. Nome e cognome comuni, ma l'ambizione no. Perché il 54enne vuole lasciare un segno importante per il calcio ungherese.

CHE VITTORIA! - E oggi, da commissario tecnico dell'Ungheria, un primo passo importante lo ha mosso: vittoria per 2-1 contro la Croazia vice-Campione del Mondocontro la Croazia del Pallone d'Oro Modriccontro la Croazia degli interisti Perisic e Brozovic. Dopo il ko con la Slovacchia alla prima, Szalai Patkai ribaltano i fuoriclasse in maglia a scacchi bianchi e rossi e si regalano i primi 3 punti nel Girone E. Il 3-5-2 è stato abbandonato, con i croati ha puntato sul 4-2-3-1. Che ha dato i suoi frutti.

I MAESTRI - "I miei maestri? Mircea Lucescu e Marcelo Bielsa". Dopo quell'esperienza in Messico, va in Germania all'Eintracht, per poi tornare in Italia, chiudere la carriera da giocatore e iniziare quella da allenatore. LumezzanePro PatriaSpeziaScafatese Cavese. Poi l'esonero in Campania, la chiamata dell'Honved, dove vince un campionato (2016/17), tanto da ricevere anche una Panchina d'Oro speciale dalla Figc, una stagione al DAC Dunajská Streda e la panchina della nazionale. E pensare che stava per mollare...
UNGHERIA NEL DESTINO - In una sua intervista a Il FoglioMister Rossi ha raccontato questo: "Sono stato fermo un anno e quattro mesi, era il 2011. Mi chiamavano persone per suggerirmi panchine, ma dovevo portare sponsor per potere allenare. E’ stato un periodo difficile, erano tre anni che non guadagnavo un euro, che non portavo a casa i soldi. Non sono stato in depressione, ma in uno stato psicologico molto vicino. So cosa significa non avere un lavoro, non sentirsi utili per la propria famiglia. Stavo per lasciare tutto, mio fratello ha uno studio di commercialisti: avrei fatto quello". E invece no, l'Ungheria. Che poi, per Mister Rossi: "conta anche la fortuna, il destino che uno ha". E nonno Gino, nato nel 192,  gli raccontava sempre di Puskas, del 6-3 a Wembley rifilato ai maestri inglesi, dell'Aranycsapat e del leggendario Honved. E' proprio vero, conta il destino che uno ha. E il destino ha sempre detto... Ungheria.

@AngeTaglieri88