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C’è un film del 1999, molto particolare, che si chiama “Essere John Malkovich”, con protagonista, tra gli altri, il famoso attore nei panni di se stesso, controllato da altri personaggi che attraverso un misterioso passaggio riescono a entrare nella sua testa. Naturalmente niente di tutto questo è possibile, ma se esistesse un modo per entrare nella testa di Vincenzo Italiano, l’allenatore della Fiorentina, probabilmente in questo momento non ci sarebbe la fila.
 
SERENITA’ – Il tecnico gigliato, fin dal suo arrivo, ha chiesto di lavorare in maniera più tranquilla possibile, consapevole sì che Firenze è una piazza ambiziosa, ma anche che il compito di riportare la squadra in alto richiedeva un ambiente salutare. Così è stato in estate, anche nei giorni in cui Vlahovic sembrava poter essere portato via a suon di milioni, ma quel gran rifiuto si è ritorto contro la Fiorentina, che ha dovuto scoperchiare troppo presto il vaso di Pandora: la sosta che si sta avviando verso il termine è stata sconquassata dagli strali lanciati dai tifosi e non solo verso Belgrado, dove il giocatore è sereno – lui sì – con la maglia della propria Nazionale. Domani, dopo la partita di oggi con l’Azerbaijan, il numero 9 tornerà a Firenze e comincerà la sua nuova vita da separato in casa. Uno status che Italiano dovrà gestire con estrema delicatezza, pur contando sulla professionalità del ragazzo e sulla tenuta mentale del gruppo forgiata in pochi mesi. D’altra parte, i tifosi hanno il diritto di fischiare un giocatore che li ha delusi, sebbene questo possa essere controproducente per la squadra, e se ciò accadrà l’imperativo sarà evitare lo stesso incubo che ha provato Donnarumma a San Siro pochi giorni fa.
 
GRANDI SPERANZE – Chissà, probabilmente Charles Dickens sarebbe stato un tifoso viola, con le sue “Great expectations” spesso frustrate da una realtà che parla di trofei assenti da ormai vent’anni ed Europa quasi da cinque. Essere Vincenzo Italiano è difficile anche perché l’ambizione della piazza fiorentina è irrazionale, riluttante a scendere a patti con la logica di un progetto che non dà garanzie nell’immediato. E dire che, comunque, questa Fiorentina sta strabiliando. A questo ritmo, i punti a fine campionato sarebbero più di 60. Così le grandi speranze si trasformano in grandi aspettative, il che alza il livello di pressione. Vincere aiuta a vincere, è un equilibrio sottile che se spezzato rischia di far piombare la Fiorentina di nuovo nel baratro dal quale sta faticosamente uscendo. Per questo la curiosità (mista a paura) circa il nuovo inserimento di Vlahovic nel contesto viola è tanta: se la Fiorentina riuscirà a “tapparsi il naso”, allora almeno fino a gennaio non ci sarà nessun limite, solo orizzonti. E magari essere Vincenzo Italiano sarà un po’ meno difficile.