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Allegri ha vinto tanto, ma evidentemente non ha vinto abbastanza. Se ne va dopo cinque anni, lasciando nella bacheca 5 scudetti, 4 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane, per un totale di 11 trofei. La cronaca ce lo suggerisce già da ora, i libri di storia ce lo confermeranno: Allegri ha lasciato una traccia profonda nella storia della Juventus. Ha raccolto il testimone da Antonio Conte nella turbolenta estate del 2014 e ha continuato a vincere. Possiamo anche metterla così: nelle 15 competizioni a tappe a cui ha partecipato (Serie A, Coppa Italia e Champions: non consideriamo la finale secca di Supercoppa) è arrivato alla fine a braccia alzate in 9 occasioni. Paga, Allegri, la mediocrità della Juventus in Champions League (due finali perse con Barcellona e Real Madrid, l’uscita ai quarti quest’anno con l’Ajax). 

E’ il terzo allenatore per presenze complessive e per partite vinte. Davanti a lui due miti, il Trap e Lippi. Ha la più alta percentuale di vittorie (75,5%) in Serie A nella storia bianconera. Ha vinto cinque scudetti consecutivi, e nessuno alla Juventus c’era riuscito. Ci andò vicino il dimenticato Carlo Carcano (quattro di fila) negli anni ’30, prima di venire esonerato dalla società (avrebbe vinto il quinto) perché omosessuale (si era in pieno regime fascista). Inevitabile, a divorzio consumato, argomentare sui recenti cicli di vittorie della Juventus negli ultimi cinquant’anni. Irragiungibile Trapattoni (14 trofei totali), che ha guidato la Juve nel decennio 1976-1986 e poi per un triennio (1991-1994): 6 scudetti, 1 Coppa dei Campioni (con la Juve degli azzurri più Platini e Boniek nella tragica notte dell’Heysel), 2 Coppa Uefa (la prima con la Juve tutta italiana di Capello, Tardelli e Boninsegna), la seconda con la squadra di Baggio, Conte e Vialli, 1 Coppa delle Coppe, 2 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana e una Supercoppa Uefa. La curiosità: il Trap apre e chiude la sua esperienza con uno scudetto, al primo e all’ultimo anno. L’acquisto più costoso di quel periodo: Platini per 250 milioni di lire. Pochissimi anche per l’epoca (1982). Frase di Gianni Agnelli: «L'abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras».

Memorabile anche la Juventus di Lippi (13 trofei in totale), per cinque anni a Torino nel primo periodo (1994-1999) e poi per tre (2001-2004). Cinque scudetti per Marcello, sua è l’ultima Champions League della Juve (1996) e sua anche la Coppa Intercontinentale (1996). Verrà ricordato per aver riproposto una Juve vincente in Europa e per aver vinto in due periodi distinti. La sua caratteristica: la personalità, la gestione dei campioni, la grande capacità nella lettura delle partite. L’acquisto più costoso: nel primo ciclo Zidane (150 miliardi di lire), nel secondo Buffon (52,88 milioni), poi Thuram (41,5 milioni) e Nedved (38,7 milioni). E infine siamo a Conte. Tre scudetti e due supercoppe italiane (totale 5 trofei) in tre anni, male in Champions, però: fuori ai quarti e fuori nella fase a gironi (con il declassamento in Europa League e una sciagurata semifinale persa col Benfica). Verrà ricordato per: aver riportato la Juve al vertice del calcio italiano dopo l’onta di Calciopoli e qualche anno di tentativi falliti. Con lui (e Andrea Agnelli con Marotta e Paratici) comincia l’era della Juve superpotenza in Italia (ma non in Europa). Ma Conte ha un merito grande agli occhi del popolo bianconero: aver fatto rinascere la «juventinità». E’ per questo che a casa Juve ancora lo rimpiangono.