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Fulvio Collovati è uno che di derby di Milano se ne intende. Ha giocato sia nell'Inter che nel Milan, di cui è stato anche capitano. Di questa partita speciale ha parlato a La Repubblica: "Chi vince? Un mese fa avrei risposto Inter, ma il Covid mischia le carte. Le assenze in difesa pesano, i nerazzurri hanno già preso sei gol”.

A CHI CONVIENE STADIO VUOTO - “Forse al Milan, visto che in casa è l’Inter e che il gruppo di Pioli è più giovane. Ma non è così semplice. Donnarumma, per dire, è meno giovane di chi ha dieci anni in più”.

I FISCHI DOPO PASSAGGIO ALL'INTER- "Fu una scelta di vita. La Fiorentina mi avrebbe offerto il doppio, scelsi di restare a Milano. I fischi erano nel conto. Era un tifo viscerale, irrazionale, e così era il calcio".

CALCIO DI UNA VOLTA - "Giravano avventurieri, faccendieri, strane figure. Liedholm per i dolori muscolari ci mandava da un mago a Busto Arsizio. Si fidava al punto da lasciare in panchina Rivera per un cattivo presagio. Il calcioscommesse nacque anche così: contatti pericolosi in un mondo permeabile. Io e Baresi, ragazzini, quando uscì lo scandalo non riuscivamo a credere che ci fosse chi si vendeva le partite. Da questo punto di vista, ben venga la bolla in cui sono confinati i giocatori. Anche prima del Covid".
DERBY A CUI E' PIU' LEGATO - "Quello d’esordio col Milan vinto 3-1. E il 2-0 con l’Inter del 1983. Il primo gol forse lo segnai io, forse Serena, a seconda dei giornali".

SUL PASSAGGIO ALL'INTER - "Ne fui onorato: uno in cambio di tre, come il fustino di detersivo della pubblicità. Lo rifarei? Tenevo all’azzurro e la Serie B non si fermava per la Nazionale. Bearzot me lo disse chiaro: non puoi giocare sabato contro la Spal e domenica per me".

DERBY DA RIGIOCARE - "Facile: quello del gol di testa di Hateley. Oggi siamo amici, ma non ci dormii per un paio di notti".