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Ha del clamoroso la notizia che arriva in queste ore dalla Corea del Sud: secondo le agenzie, Lee Jae-yong, 52 anni e da poco a capo della Samsung, figlio dell’ex presidente del marchio Lee Kun-hee, è stato condannato a scontare due anni e mezzo di carcere con l’accusa di corruzione, appropriazione indegna e falsa testimonianza. La sentenza arriva direttamente dalla Corte Suprema di Seul, che ribalta il precedente grado di giudizio che ne aveva decretato l’assoluzione. 

La vicenda infatti risale al 2017, quando Lee Jae-yong fu incriminato di aver versato delle tangenti per oltre 40 milioni. Nello stesso scandalo finì anche quella che in quel momento era la presidente in carica del paese, Park Geun-hye, anch’essa arrestata dopo aver subito la procedura di impeachment.  Lee Jae-yong ha ereditato la leadership di Samsung nello scorso ottobre, in seguito alla morte del padre, anche se di fatto aveva il comando delle operazioni da diverso tempo, viste le difficili condizioni di salute in cui il padre versava. La sentenza di oggi è sicuramente un duro colpo per il marchio, che si ritrova ad affrontare un periodo così importante e allo stesso tempo complesso per tutta l’economia mondiale, data l’emergenza causata dal Covid-19, senza una figura di riferimento.
La Samsung non ha certo bisogno di presentazioni, visto che stiamo parlando di uno dei marchi di elettronica più importanti al mondo e con un valore altissimo per l’economia non solo della Corea del Sud ma di tutto il pianeta. A questo proposito, oltre ad aver avuto un ruolo importante nel miracolo economico del Paese, secondo le stime, le entrate di Samsung ad oggi corrispondono al 17% dell’intero PIL della Corea del Sud. Adesso si tratta soltanto di aspettare del tempo, per osservare se questa sentenza, oltre ad un riassesto della direzione e alla nomina di un nuovo presidente, porterà anche a diversi scossoni economici per il marchio.