E' finito il periodo dei sorrisi, delle cose formali, delle spacconate. Non è più tempo di promesse, di garanzie verbali, di false sicurezze. L'Uefa ha certificato che il Milan è una società a rischio tanto che - per la seconda volta nella storia - non è stato concesso neppure il settlement agreement, l'accordo che nelle ultime stagioni ha riguardato molte società (tra le quali Inter e Roma) e che impone importanti paletti da rispettare alle società implicate. Niente di tutto questo: il club rossonero rischia addirittura l'esclusione dalle coppe, un'onta clamorosa per la società che ha vinto più coppe dei campioni di tutte, Real escluso.

Fassone mostra stupore, quasi indignazione, come se da parte dell'Uefa ci fosse accanimento nei confronti del Milan. Follia: la stessa Uefa ha soltanto interesse ad avere grandi club impegnati nelle coppe. Se non crede alle garanzie offerte dal club rossonero, significa che sono irricevibili. Una situazione prevedibile, del resto. Come può un organismo serio dare credito a una proprietà che dichiara di avere miniere che non possiede, che garantisce da mesi di poter avere un rifinanziamento che non arriva, che rassicura sul suo stato patrimoniale solo attraverso video inquietanti?

Abbiamo provato a seguire Fassone fino a qui, cercando di apprezzare il suo impegno e la sua applicazione. Ora basta. Con questo comportamento, sta mettendo a serissimo rischio il futuro del Milan. Abbiamo visto quali e quante difficoltà abbiano incontrato Inter e Roma nelle ultime stagioni per rispettare i vincoli dell'Uefa; immaginate cosa potrà capitare al club rossonero con vincoli ancora più stringenti, con limitazioni ancora più vincolanti. 
L'epoca delle rassicurazioni di Fassone e delle gaffe di Mirabelli è finita, d'ora in avanti si fa sul serio. Non è l'Uefa a procurare un danno di immagine al Milan, ma lo sono Yonghong Li e i suoi dirigenti italiani. I tifosi rossoneri, che sono milioni, meritano discorsi seri: devono sapere tutta la verità, il tempo dei teatrini è finito.

@steagresti