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L'Inter perde come l'anno scorso, ma non sa più vincere. Un solo successo (il 24 ottobre a Genova) nelle ultime otto partite giocate, come non accadeva dal 1970/1971. Il numero di sconfitte è lo stesso della scorsa stagione: 2, contro Milan e Real Madrid. Ieri sera crollato 4-1 a Valencia con quattro rigori contro. 

La differenza la fanno i troppi pareggi: 5, 2 in Champions League e 3 in campionato che spiegano i 6 punti in meno rispetto all'anno scorso. L'ultima X è arrivata ieri pomeriggio a Bergamo, dove non è bastato il momentaneo vantaggio di Lautaro. Autore del ventesimo gol (16 in Serie A e 4 in Europa) segnato in questa stagione dai nerazzurri. Che invece continuano a subire troppe reti: 16, 5 in Champions e 11 in campionato. 

Colpa di una fase difensiva lontana parente di quella solida e compatta del primo Conte, ma anche di un portiere che non sta più facendo la differenza. Handanovic prende gol ogni due tiri in porta: 11 parate e 11 gol subiti in Serie A, 5 parate e 5 gol subiti in Champions League. Forse il capitano, a parte qualche svarione qua e là, aveva abituato sin troppo bene i propri tifosi. Forse iniziano a farsi sentire i suoi 36 anni.

In ogni caso lo sloveno non è il problema dell'Inter, ma rischia di diventare uno dei diversi piccoli grattacapo con cui è alle prese Conte per cercare di risollevare le sorti della squadra. Che non affonda, ma non riesce a emergere: galleggia in una preoccupante mediocrità