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 A lui. Il primo articolo del 2022 vorrei pensarlo così, un tributo. Così dicono quelli bravi: ci sono le tribute-band che tutti siano andati a vedere sperando che non facessero orrori, ci sono i tributi pagati a Cesare e c'è questo. Anche questo, in un certo senso, è dare a Cesare quello che è di Cesare. O meglio: dare a Giuseppe Signori quello che è di Signori

RE - Ho visto un video ieri, sul profilo Facebook (sì, sono abbastanza antico da bazzicare alle volte perfino Facebook) di un mio caro amico e c'era un gol di Giuseppe Signori. Giuseppe Signori nella sua vita è stato tante cose diverse. Di recente è stato assolto, ma prima reietto, prima escluso, prima dimenticato e dannato, prima inquisito e infangato. Giuseppe Signori prima era il Re. E il mio amico scriveva sul video: "quando eravamo Re". Perché il calcio ha questa capacità speciale ed unica di immedesimazione totale: se all'attaccante riesce il gol fantastico, a tutti riesce, a tutti noi. Se all'attaccante riescono tanti gol fantastici in numero pazzesco, allora a tutti sembrerà in qualche modo assurdo di averli segnati. Ma se l'attaccante è Re, tutti siamo stati Re.
A VOI - Non si può essere completi, saremmo pazzi, non si può essere esaurienti, saremmo illusi: il calcio è difficile da descrivere, un giocatore che gli occhi non hanno visto è difficile da credere. Eppure c'è una generazione che ha visto Giuseppe Signori e si è innamorato della Lazio. C'è una generazione che ha visto Giuseppe Signori e ha pensato che la Lazio fosse lui, quei capelli biondastri, lui che si ingobbisce, quel mancino micidiale e potente. E quella rincorsa, quella dannata rincorsa che se ci penso ancora mi fa emozionare, mi fa increspare la pelle e pensare di non piangere no. Non piangere. Vorremmo dirvi, ragazzetti del Lazio Twitter e signorine con la sciarpa al collo, che Giuseppe Signori ve lo possiamo spiegare. Ma chi non era sotto quella sede, chi non lo ha trattenuto per la maglia, chi ne ha impedito la cessione, la bestemmia suprema per il calcio moderno pronunciata per amore, solo per amore, in realtà non ha tante parole per Giuseppe Signori. Ha avuto forse preghiere, in questi anni. Pensieri sottovoce. Perché sei diventato laziale. Giuseppe Signori, come un piccolo rosario intimo. Non possiamo spiegarvelo, in realtà non possiamo. 

A GIUSEPPE - A Giuseppe, l'uomo, questo pezzo, queste stupide parole, una dopo l'altra. A Signori, l'attaccante, l'anima e la Lazio e un pezzo di vita. A Signori, il Re, perdono. Se possibile perdono. No, non chiediamo noi: noi non possiamo dimenticarlo. Perdono per chi non lo chiederà mai, per chi ha rovinato e non ha ridato indietro anni, credibilità, onore. Perdonali. Non sapevano. Che una volta Re, sempre Re. E siamo stati davvero Re con lui. A Giuseppe Signori.