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Il tempo delle parole è finito: per Ivan Gazidis è tempo di portare risultati. A un anno e mezzo dallo sbarco in Italia (dicembre 2018), l'amministratore delegato del Milan è chiamato a rispondere in prima persona alle esigenze della società. L'ex Arsenal è ora saldamente al comando del club: la conferma è arrivata esattamente due mesi fa, intorno al 20 febbraio, quando in pentola iniziava a bollire in pentola quella che si sarebbe poi rivelata l'ennesima rivoluzione. Erano i giorni che precedevano l'intervista di Boban, gli attriti e il licenziamento del croato. 

IL CAMPO - Elliott si è schierata, ha puntato su Gazidis. Pieni poteri e massima fiducia, a partire dalla scelta di Ralf Rangnick come nuovo allenatore. Il curriculum del manager sudafricano, ora, non conta più, servono i traguardi. In campo e non solo. Tra le prime questioni da affrontare ci sarà quella dei rinnovi: da Donnarumma a Romagnoli, fino al delicato rebus Ibrahimovic.
TRA SPONSOR E STADIO - In via Aldo Rossi, però, la macchina procede spedita. E occorre stare al passo. Anche perché, al momento, i dati parlano da soli: come mostra Calcio e Finanza, negli ultimi 10 anni il Milan è l'unica big italiana ad aver diminuito i ricavi. Nel 2011 (anno dell'ultimo scudetto) erano 242 milioni, oggi sono 215. Colpa della crisi sportiva e - di conseguenza - della carenza di sponsor: anche qui Gazidis sarà chiamato a battere un colpo, cercando di rinnovare fino al 2025 l'accordo con il main sponsor Emirates. Ultimo elemento, ma di vitale importanza, è legato al nuovo stadio. Milan e Inter sono concordi sulla necessità di un impianto moderno, Gazidis è da mesi al lavoro insieme ad Antonello e al Comune di Milano per dare alla città uno stadio all'avanguardia. Tempo scaduto, scocca l'ora di Gazidis.