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Attorno alla Sampdoria si respira un'aria cupa, greve, avvelenata. E’ un clima pesante, striato di sospetto e intriso di paura e di caccia agli untori. Credo che ormai da anni, persino più di quelli che potremmo immaginare, ci sia qualcuno impegnato ad avvelenare i pozzi. Si tratta di un lavoro certosino, meticoloso, e i frutti li raccogliamo oggi, con la gente sempre più scollata dal calcio e dalla Sampdoria, intesa come passione popolare e goliardia. Una volta tifare la Sampdoria era divertente, anche nel bel mezzo della sofferenza. Oggi le partite le guardi con disincanto, un po’ per abitudine, un po’ perché non ne puoi fare a meno. Sei contento quando vince, certo. E’ naturale. Ma ditemi la verità: quando è stata l’ultima volta che vi siete divertiti, che siete stati realmente felici, magari trascorrendo un’ora e mezza lontano dai pensieri negativi, grazie al Doria? Forse giusto in qualche derby?

I peggiori risultati di questa politica però potremo gustarli soltanto tra qualche tempo, quando il ricambio generazionale si farà ancora più complesso, perché è vero che da bambini ci si innamora dei colori, ma serve anche altro. E non si tratta necessariamente di vittorie. C’è bisogno di una certa atmosfera attorno, di un clima che oggi fatico a vedere. Oggi, a furia i sentir parlare di concordati, di bilanci, di tetti salariali, di rinvii a giudizio, di presidenti che litigano sui social e di tifosi che vengono attaccati in maniera greve e rozza quando hanno un'idea discordante da quella dell'establishment, avverto solo una grande, sconfinata stanchezza. Nel frattempo, guai a dire che la programmazione societaria è sbagliata, guai ad affermare che non rinnovare un contratto per tempo ad un calciatore è tremendamente deleterio dal punto di vista economico, specialmente se il giocatore in questione è forse il tuo miglior elemento. Molto più facile sottolineare la presunta ingratitudine dell’elemento in questione. Guai ad evidenziare che le campagne mediatiche di denigrazione partono sempre quando è comodo per qualcuno. Linetty è un mezzo giocatore, anzi, ci abbiamo persino guadagnato a cederlo a quella cifra. Evviva, evviva. Nessuno si muove bene come la Sampdoria, è evidente, i risultati sono lì a testimoniarlo. Ah, già, il quindicesimo posto è colpa dell’ambiente, destabilizzato dalle voci sulla possibile cessione del club.

Vogliamo parlare della gestione in ottica calciomercato della Samp? E’ evidentemente la migliore possibile, mi pare ovvio. Altrimenti perché, durante lo scorso gennaio, in piena lotta salvezza, avresti dovuto cedere in fretta e furia Caprari per sostituirlo con Lagumina, 186 minuti in Serie A da quel momento in poi? Le mosse di compravendita si sono in effetti rivelate impeccabili: degli acquisti operati la scorsa estate, soltanto Depaoli ha giocato nell’arco di tutta la stagione, mettiamo nel computo anche Augello e Thorsby per il finale ad essere generosi. Non importa se Rigoni, il ‘grande colpo’ del 2019, è stato rispedito in fretta e furia allo Zenit. E il capolavoro Murillo? Prelevato in prestito con obbligo di riscatto dal Valencia a 12 milioni, prestato il prima possibile al Celta Vigo ma non più con obbligo, bensì con diritto di riscatto. Modo migliore per massimizzare i rischi e minimizzare le opportunità non credo esistesse. Ad oggi, grava sul conto economico come un macigno, non riuscire a piazzarlo sarebbe una gran bella magagna. Questi sono soltanto alcuni degli esempi più recenti. Ma si è trattato esclusivamente di incidenti di percorso, mi sembra naturale: chi se ne frega del bilancio in rosso per 13 milioni, ‘pesano i riscatti di parecchi giocatori’. Ma va? Nel bilancio? Strano, pensavo che l’infallibile modo di operare non prevedesse questa eventualità.

Sono estremamente curioso di vedere come proseguirà la campagna di rafforzamento promessa qualche tempo fa. Qualcuno inizia a stupirsi del fatto che, con un tetto salariale a 1 milione, tante operazioni e nomi importanti siano preclusi. I rinnovi procederanno spediti, presumo, chiunque non vede l’ora di rinegoziare il suo contratto di lavoro al ribasso. Non parliamo poi del potere attrattivo di un club che, per sua diretta ammissione, viene ormai recepito come un trampolino di lancio e nulla più. Figuriamoci poi se la massima carica societaria tuona contro le presunte “mancanze di rispetto”  difendendo “l’immagine e la dignità della mia società e la serietà del sottoscritto” dovendo anche “proteggere un capitale come Linetty”, e fissando il suo prezzo ad oltre 12 milioni, salvo poi accettare inevitabilmente quelle che erano le irricevibili proposte iniziali. Nel calciomercato la gente si parla, sussurra e racconta. 
Lo avevo già scritto qualche tempo fa, lo ripeto anche oggi: gli Skriniar, i Torreira, gli Schick, gli Andersen e pure i Linetty non possono essere la normalità, bensì una (bella) eccezione. In caso contrario si chiamerebbe Football Manager, non ‘Serie A’. Quando si parla di programmazione ad ampio raggio non si può pretendere che i ragazzini acquistati da qualche campionato scandinavo siano già pronti a sostituire e rimpiazzare calciatori con due-tre stagioni di rodaggio alle spalle. Può succedere una volta ogni tanto, ma solo se di cognome fai Torreira. E di Torreira ne passa uno ogni dieci anni, non lo peschi ad ogni campionato. Oltretutto, sarebbe anche ingeneroso caricare i nuovi arrivati di tali responsabilità per una squadra che avrà evidentemente l’obiettivo di mettere tra sé e il fondo della classifica tre inseguitrici, qualunque esse siano. Non lo dico io, lo urla il nuovo monte ingaggi. 

Qualcuno mi ha già detto che sono i giornalisti a rendere irrespirabile l’atmosfera attorno alla Samp, specialmente quelli che magari non si allineano, che se hanno un’opinione la manifestano, che non mediano. Quelli che se pongono domande, destabilizzano, e se non lo fanno non stanno cercando realmente di capire cosa è successo e cosa sta succedendo ad un club che, della sua anima, ha più poco e niente. Ma questa cosa, signori miei, mette solo una grande, sconfinata tristezza. Al netto delle due-tre voci discordanti che potete trovare quando si parla della gestione della Sampdoria - sono sempre loro, mi auguro si tratti di un manipolo di inguaribili ottimisti, e di nient’altro - che probabilmente vi accuseranno di poco attaccamento, neppure fossero loro i depositari del Vangelo del tifo, torno quindi a riproporvi una domanda. Vuol dire tutto e niente, lo so, ma ve la faccio lo stesso: quando è stata l’ultima volta che, grazie a questo tipo di Sampdoria, vi siete sentiti serenamente inconsapevoli? Quando siete stati, per l’ultima volta, realmente felici? Io la mia risposta ce l’ho.

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