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Il Milan ha strameritato lo scudetto. E non è vero che l’Inter era più forte. Forse a inizio stagione, certo non oggi. L’Inter è rimasta la stessa, pur vincendo a facendo bene, il Milan è cresciuto: quanti dei titolari nerazzurri lo sarebbero nel Milan? Applausi a Pioli che ha scritto la musica e diretto l’orchestra. Applausi a Leao e Tonali, Hernandez e Maignan, Giroud e Tomori e Kalulu e a tutti gli altri. Applausi a Maldini e Massara che hanno costruito la squadra. Applausi anche a Boban, che era centrale quando è nato il Milan dello scudetto, ha vinto la scommessa Leao e ha riportato a Milano il totem Ibrahimovic.

Della sciagurata gestione Fassone-Mirabelli, l’ultimo superstite da scudetto è il partente Kessié. Dell’era Galliani-Berlusconi, gli unici nel gruppo sono l’altro partente Romagnoli e capitan Calabria, peraltro figlio di Milanello, come Gabbia e Maldini jr. Applausi al fondo Elliott, cui sta riuscendo l’incredibile triplete di vincere lo scudetto, risanare un bilancio colabrodo e realizzare un enorme utile cedendo il club dopo soli 4 anni, roba che forse dovremmo tutti chiedergli di gestirci i risparmi.

Il Milan ha meritato lo scudetto perché è stato al comando della classifica per 23 giornate, 14 delle quali da solo, e in 38 giornate non è mai andato oltre la seconda posizione. Ha avuto 2 sbandamenti importanti: a novembre (1 punto in 3 partite fra derby, Fiorentina e Sassuolo) quando sembrava che l’Inter sgusciasse verso la seconda stella; e poi a inizio aprile, col doppio pareggio con Bologna e Torino, che invece nell’occasione permise all’Inter di rimettersi in scia. Senza quel doppio pareggio, la striscia finale sarebbe stata di 11 vittorie e non di 6. Serve altro per parlare di scudetto meritato? Sì, ricordare che l’ultima sconfitta è quella del 17 gennaio con lo Spezia a San Siro, di cui tutti ricordano tutto, e quella precedente risale invece al 19 dicembre, quando col Napoli il Milan patì l’unico fuorigioco nella storia del calcio per un giocatore sdraiato e bloccato a terra.
Ecco, la questione arbitrale. C’è chi fa il conto dei vantaggi che il Milan avrebbe ricevuto in conseguenza degli errori arbitrali e ricorda il fallo da rigore non fischiato su Osimhen, piuttosto che gl’interventi a metà campo di Giroud sull’interista Sanchez e di Kalulu sull’atalantino Pessina, ma resta dato oggettivo che a fine stagione il saldo rossonero sia ampiamente negativo. Eppure il Milan è stato più forte anche di questo, non solo degli avversari.

L’Inter ha avuto il match-ball a Bologna e l’ha sbagliato, il Milan dopo i 2 pareggi con Bologna e Torino non ha più fallito un colpo. Lo scudetto rossonero è meritato perché nell’anno che sembrava del ciapanò, il Milan ha smesso di sbagliare prima dell’Inter. Il vero punto di svolta, là dove Pioli si è mostrato non soltanto un ottimo allenatore, non più “uno buono solo per il primo anno”, com’era sempre stato, ma anche un fine psicologo, sta nei 5 giorni che a metà aprile sono intercorsi fra il tracollo nel derby di Coppa Italia e la trasferta di Roma contro la Lazio, cominciata peraltro col gol di Immobile dopo 4 minuti. Una squadra “normale” poteva finirne travolta e invece il Milan ha saputo rialzarsi, riprendere quella partita, vincerla e non fermarsi più. E così l’anno prossimo saranno in 2 ad andare a caccia della seconda stella.