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Christian Vieri si racconta in una bella e lunga intervista al Corriere della Sera. L'infanzia in Australia, l'arrivo in Italia, i suoi allenatori e le sue squadre, i compagni più forti, le donne, le discoteche, la famiglia, il successo su Twitch.

Bobo Vieri, tutto è partito dall’Australia.
"È nel mio cuore, lo sarà per sempre. Ci sono cresciuto".

Il nonno.
"È stato tutto. Era follemente innamorato di me. Fu lui a convincere papà a lasciarmi tornare in Italia, a Prato, per giocare a calcio. La prima volta che mi vide in campo, al Santa Lucia, la squadra del nonno di Alino Diamanti (altro ragazzo che giocò poi in A e in Nazionale; ndr ), andò a cercare mio padre e gli disse: “Questo diventerà il più forte centravanti del mondo, deve restare qui in Italia”. E così fu. Nonno ha fatto di tutto per me. Era brontolone come lo sono io, e che scontri a volte. Ricordo che un giorno non voleva lasciarmi andare al campo - dovevo averla combinata grossa - e di fronte alla mia insistenza prese la borsa del Santa Lucia e la lanciò dal terrazzo: finì appesa a un albero e lì ci rimase per giorni".

Lippi.
"Gli devo il salto di qualità a livello professionale. Mi ha fissato in testa la cultura del lavoro, spiegandomi come arrivare al top, e restarci. E voglio ricordare pure “Ciso” Pezzotti (vice di Lippi): a fine allenamento mi teneva ore sul campo a migliorare la tecnica".

Le discoteche. 
"Voi giornalisti eravate degli schifosi (ride). Io avevo un caratteraccio, non andavo d’accordo con voi, questo è vero. Raccontavano che uscivo la notte, e pure questo era vero. Ma non firmi un gol a partita se non ti alleni seriamente. E a 26 anni che faccio? Sto a casa? Mi divertivo quando potevo, ma sempre lontano da ogni pericolo. E in alcuni casi se ne sono dette di cose senza senso... Voglio allora ringraziare Marco Materazzi, che nel suo libro mi ha raccontato così: “Bobo era il primo ad arrivare al campo per gli allenamenti, e l’ultimo ad andarsene”. Questo conta. Non c’erano i social a quei tempi, quindi erano critiche che non potevo contrastare in maniera adeguata. E allora la gente si faceva idee sbagliate".

La Nazionale ideale.
"Sistema 4-2-3-1: Buffon in porta; Zambrotta, Cannavaro, Nesta e Maldini in difesa; Di Biagio e Pirlo in mezzo al campo; Totti, Roberto Baggio e Del Piero a supporto di Vieri".
Il rimpianto.
"Essermi fatto male nel 2005, a pochi mesi dal Mondiale poi vinto dall’Italia. Andai in crisi, mi ammazzò a livello sportivo. Ero in Nazionale da 15 anni, ed era giusto che ci fossi anch’io in Germania. Ma oggi non sono più arrabbiato, Dio mi ha abbondantemente ripagato nella vita con la nascita di Stella e Isabel".​

Quante donne ha avuto?
"Boh (ride)".

Quante ne ha amate veramente?
"Non tante". 

Ricorda il momento esatto in cui ha capito che avrebbe sposato Costanza?
"Ci ho messo pochissimo a capire che avrei messo su famiglia con lei. La conoscevo da dieci anni, sapevo bene che tipo di donna avevo davanti. È stato veloce, tutto molto semplice. L’ho rivista e in un lampo ho realizzato che ci saremmo sposati".

Twitch e Cassano.
"Il problema è stato spiegare a Cassano cos’è Twitch (ride). Scherzi a parte, l’intenzione è quella di ricreare il clima che si respirava nel nostro spogliatoio. La gente lo ha capito, lo apprezza. Siamo liberi, diciamo ciò che realmente pensiamo e credo che non ci sia in giro un format simile a quello della Bobo tv. Forse io stesso sto cercando di organizzare la mia vita facendomi accompagnare dagli amici veri. L’ho detto spesso: è lo spogliatoio la cosa che più mi manca rispetto a quando giocavo".