Lo sbarco di KP Boateng a Barcellona ha riservato a molti la stessa sorpresa che scaturisce dall’evento inatteso. Non se l’aspettava nessuno. Perché parliamo di un giocatore di 31 anni che sembrava destinato ad una aurea mediocrità, in squadre di fascia media come il Sassuolo. Ma KP Boateng non è il primo e non sarà l’ultimo giocatore che dalla Serie A passa al Barça. In passato - seppure con modalità diverse - è già successo. A Barcellona hanno giocato in tempi recenti Albertini, Coco e Zambrotta, per esempio. Di Barcellona Demetrio Albertini ha ottimi ricordi umani, ma dal punto di vista professionale (giocò solo 5 partite) ha lasciato poche tracce significative. Si trasferì infatti in Spagna (dove tra l’altro aveva già giocato - nell’Atletico Madrid - dopo il glorioso decennio al Milan) a fine carriera, nel 2005, a 34 anni.

Francesco Coco nel 2001 aveva 24 anni, era il terzino emergente del nostro campionato, si era imposto nel Milan, si parlava di lui come dell’erede di Maldini. Giocò una sola stagione (discreta senza eccellere) in blaugrana, dove era chiuso dalla presenza di Sergi. Il Milan l’aveva dato in prestito per 7 miliare di lire. Il Barcellona - per riscattarlo - avrebbe dovuto pagarne 38, ma non esercitò il diritto. Tra i sei anni alla Juventus e i quattro al Milan, Gianluca Zambrotta ha giocato anche un biennio (2006-2008) nel Barcellona. Ci andò da campione del mondo, a 29 anni, nel pieno della maturità agonistica. Era il Barcellona di Rijkaard, c’era già lo zoccolo duro di quella che diventerà - con Guardiola - la squadra più forte del mondo: Xavi, Iniesta, Puyol, ovviamente Messi e poi Ronaldinho, Eto’o, Deco, Thuram. A proposito del francese: pure lui - con Zambrotta - quell’anno (2006) passò dalla Juventus (che le condanne di Calciopoli retrocessero in serie B) al Barcellona. Qualche anno prima (1998) era stato invece Patrick Kluivert, dopo la non esaltante stagione al Milan, a passare al Barcellona per quello che è rimasto il periodo più positivo della sua carriera (6 stagioni, 83 gol in 182 partite, quattro volte in doppia cifra nella Liga - 15, 18, 18 e 16 - ma alla fine un solo campionato vinto). Di passaggio in Italia (alla Roma nel 2015) anche il terzino francese Lucas Digne, che a Barcellona ha giocato due anni (2016-2018) senza tuttavia ripetersi ai livelli che aveva in Francia tra Lilla e Psg. Più curiosa la storia dello spagnolo Gaizka Mendieta, il capitano del Valencia che con Cuper aveva disputato (perdendo) due finali consecutive di Champions. La Lazio nel 2001 spese 90 miliardi di lire. A Roa lo ricordano come un bidone, ma così scarso - in realtà - non era. Dopo la deludente stagione italiana andò in prestito al Barcellona, dove giocò un solo anno prima di chiudere la carriera in Inghilterra, al Middlesbrough. Era infine persino normale che un predestinato come il cileno Alexis Sanchez finisse in una grande squadra dopo l’apprendistato a Udine. A 23 anni i Pozzo lo vendettero al Barcellona per 26 milioni di euro, più altri 12 al raggiungimento di vari bonus per un’operazione che agli spagnoli - tra commissioni varie - costò circa 40 milioni. Sanchez (che oggi gioca nel Manchester Utd) nella Liga fece molto bene per tre stagioni (chiuse l’ultima con 19 reti), mise in bacheca 6 trofei (tra cui un titolo nazionale) e poi andò all’Arsenal per poco meno di 50 milioni di euro.