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Milan uno, Bologna zero. Buona partita del Bologna, generosa, a tratti anche molto positiva nella ripresa, ma il gol non è arrivato e all’86’ Balotelli ha “purgato” i rossoblù. Bologna zero, Roma uno. Bologna tutto sommato discreto, contando anche l’assenza di Perez, ancora una volta “cattivo” e stretto quanto basta, battuto da un gol di Nainggolan e rimasto (anche per errori giallorossi) in partita fino all’ultimo, quando Christodoulopoulos ha avuto sulla testa la palla dell’1-1 che avrebbe rappresentato un punto d’oro. Ecco, proprio i punti ora diventano il problema principale perché da che mondo è mondo gli applausi non fanno classifica e in due giornate pur positive dal punto di vista delle prestazioni il Bologna ha visto assottigliarsi il suo vantaggio sulla zona rossa da quattro punti a una sola lunghezza. Del resto, difficile sperare in un divario di più ampio quando sei a 21 punti dopo 25 giornate, con l’avvilente media di 0,84 punti a gara.
 
Ecco perché al di là di qualche spunto positivo dal campo, ora gli applausi non servono più ed è arrivato il momento di raccogliere punti, anche con una certa urgenza. Marzo, infatti, sarà il mese chiave per la salvezza del Bologna: la squadra di Ballardini è attesa da sei partite di campionato nelle quali si giocherà tutto o quasi. Dopo la trasferta di domenica sul campo del Verona (privo dello squalificato Luca Toni, fatto che cambia non poco gli orizzonti rossoblù al Bentegodi) il Bologna infatti è atteso da cinque scontri diretti consecutivi. Sassuolo, Livorno, Cagliari, Chievo e Atalanta in rapida sequenza, per un mese davvero decisivo in cui servono punti, almeno dieci. Girando a 31 alla 31° giornata, infatti, il Bologna avrebbe poi sette gare a disposizione per racimolare i 4-5 punti che servirebbero per raggiungere quota 36, cifra-salvezza fissata da Ballardini pensando alla passata stagione quando il Siena, al netto delle penalità, fece proprio quei punti.
 
Per non limitarsi agli applausi ma cercare anche i punti, però, serve un salto di qualità da parte del reparto offensivo: Ballardini ha ridato compattezza a questo Bologna sgangherato, riducendo fin quasi a dimezzare la media di reti subite a partita, ma la squadra fa una fatica surreale a segnare. Era così prima della cessione di Alessandro Diamanti, figuriamoci ora che manca, al di là del catalizzatore di gioco, un formidabile kicker sulle palle inattive, nel calcio moderno fonte primaria di segnature. Faticheranno da qui a fine anno, i rossoblù, anche a causa di un reparto offensivo poverissimo e privo di un uomo da doppia cifra di gol al contrario di altre squadre in lotta per non retrocedere: ci sarà bisogno anche dei gol di difensori e centrocampisti per tramutare gli applausi in punti. E per lanciare con il “treno” giusto una volata-salvezza che si preannuncia difficile e tiratissima fino a maggio.