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"Se Berardi andrà alla Juve? Non è detto. Lo diamo a chi paga meglio, se c'è qualcuno che lo paga. Ma noi lo terremmo anche volentieri". Lo ha dichiarato Giorgio Squinzi, patron del Sassuolo. Ora, è vero che fra la Juventus e il club emiliano esiste un gentlemen's agreement per il quale Domenico Berardi, se vorrà, dalla prossima stagione vestirà la maglia bianconera (per 18 milioni, diventerebbero 25 nel 2017), ma è altrettanto vero che Silvio Berlusconi, il vero Silvio Berlusconi, non si sarebbe fatto problemi a rilanciare, aprendo un'asta dalla quale, con tutta probabilità, sarebbe uscito vincitore.

In questo periodo si è festeggiato il trentennale del Milan targato Berlusconi: fra la metà degli anni '80 e la fine di quel decennio, il patron rossonero ribaltò il mercato italiano a suon di miliardi (di lire). Un esempio per tutti: la Juventus aveva quasi in pugno Roberto Donadoni, ma il Milan lo soffiò a Boniperti aggiungendo una montagna di soldi a quelli offerti dal presidente bianconero (per un totale di 10 miliardi). E' chiaro che i tempi sono cambiati e i soldi che c'erano un tempo non ci sono più, per il Milan e per tutto il calcio italiano: ma con politiche diverse e con strategie diverse (con lo scouting in primo piano), il Milan, se vuole tornare grande, deve iniziare a fare concorrenza alla Juventus sul mercato dei migliori giovani italiani, che in questo momento Marotta e Paratici controllano con lungimiranza e bravura.
Berardi, ma anche Zaza, Mandragora e Sensi ("Ho scelto il Sassuolo loro perché si tratta di un club serio e molto organizzato, la sinergia con la Juventus è stata la conferma. Penso che arrivare a giocare nella Juventus sia un sogno per molti bambini", ha dichiarato quest'ultimo a Tuttosport): è su questi giocatori che un Milan che voglia tornare grande dovrebbe fare una concorrenza spietata alla Juve. Invece a Milanello, a quanto pare, stanno pensando soprattutto all'ennesimo cambio di allenatore...