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Alla Juventus non sta piovendo sul bagnato: grandina. Sta accadendo di tutto e di più, dentro e fuori dal campo. Ci mancava solo l’inchiesta della Procura di Torino sui conti societari per chiudere peggio che si potesse un annus horribilis, da qualsiasi prospettiva lo si analizzi, sportivo o amministrativo.

Non so come finirà la vicenda delle plusvalenze fittizie, in molti sono convinti si assisterà ad una replica di quanto già accaduto nel 2008 con Milan e Inter e, quindi, in un nulla di fatto, perché non esiste un tabellario standard coi valori dei singoli calciatori ed ogni club – chi vende, così come chi compra o scambia (gli accordi si fanno sempre in due) – stabilisce i prezzi. La precedente indagine si arenò proprio su questo. 

Stavolta però ci sarebbe di mezzo anche un falso in bilancio, costruito con fatture false e coperto da errate comunicazioni alla Borsa,
e questo potrebbe complicare le cose. Soprattutto, c’è di mezzo la Juve. Calciopoli ci ha insegnato come il trattamento giudiziario nei confronti di Madama non sia spesso paritario con quello ricevuto da altre società. Quindi, alla Continassa preparino gli elmetti.

Tutto questo coincide con risultati sportivi disastrosi, frutto non del caso ma di scelte sbagliate, da una mancata programmazione ad errori a catena sul mercato. Si pensava fosse un problema solo di manico, e si è andati così a riprendere Allegri, ma non è bastato, perché la falla è strutturale: troppa mediocrità spacciata per qualità. Dopo l’ennesima sconfitta interna (la terza, su 5 totali) con l’Atalanta, lo ha dovuto ammettere pure il tecnico: “Non è un organico in grado di vincere lo scudetto”. Solo allenandola ha potuto constatare pure lui il livello non eccelso della rosa, sulla quale in estate aveva chiesto qualche intervento, poi disatteso e fonte di attriti con la società.
Dopo aver già dato addio con 6 mesi d’anticipo allo scudetto, a furia di sconfitte appare altrettanto complicata pure la corsa al posto Champions, con inevitabili ripercussioni sul bilancio in caso di mancata qualificazione. L’azionista di maggioranza il suo l’ha già fatto con una potente iniezione di capitale, ma mal digerirebbe una stagione senza gli introiti Uefa.

Così come non aveva già digerito la vicenda Suarez e la conseguente inchiesta della procura perugina, con inevitabile danno d’immagine per il club. A distanza di un anno riecco piovergli addosso un’altra ondata di fango, con stavolta l’intera presidenza inquisita, causa possibili plusvalenze gonfiate e bilanci truccati. E nonostante la “legittimità del progetto” sposato con “convinzione” dall’ultimo cda bianconero, aggiungiamoci pure la vicenda Superlega, con tutti gli spiacevoli strascichi del caso.

Troppi errori, troppe leggerezze, una dietro l’altra. Alla fine la proprietà potrebbe tirare una riga e decidere di ripartire. Con un nuovo impianto dirigenziale e, di conseguenza, un nuovo presidente (o presidentessa) e un nuovo vice. Perché anche 9 scudetti di fila potrebbero non bastare a salvare quelli attuali.