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Le squadre più belle della prima giornata sono state Lazio e Inter, due squadre che giocano con la difesa a 3. Quando si parla di una squadra, o di un allenatore, che difende a 3 c’è sempre chi, un po’ prevenuto, pensa a un gioco difensivista. Confessiamo che per un po’ di tempo lo siamo stati anche noi, prevenuti, sulla difesa con tre difensori. Ricordiamo ancora oggi una lezione di tattica di Antonio Conte (divenuto da poco ct dopo gli anni juventini) ai giornalisti riuniti nell’aula magna del centro tecnico di Coverciano. Si sforzava (inutilmente o quasi...) di farci capire che lui, con la BBC, Barzagli-Bonucci-Chiellini, schierava la Juve a tre ma attaccava con cinque o anche sei uomini.

Doveva venirci a mente il Parma di Nevio Scala che col 3-5-2 vinse molto, anche in Europa, compresa una Coppa delle Coppe nel ‘93, giocando un calcio molto bello. I tre dietro erano: Minotti che faceva il libero arretrato, Apolloni che marcava l’attaccante più forte e il belga Grun, giocatore di spiccata sensibilità tattica, che avanzava per costruire la manovra. La squadra si basava sulle risorse tecniche e atletiche dei due esterni, Benarrivo e Di Chiara, quest’ultimo ex ala sinistra. Disse Aldo Agroppi di quel Parma: “E’ come una trattoria alla buona, senza insegna luminosa e con i tavoli sgangherati, ma quando arrivano i piatti ti lecchi i baffi”.

Veniamo ai tempi nostri, a Inter e Lazio. Sette gol (a zero) in due, calcio spettacolo per lunghi tratti anche se, va detto, favorito dall’inesperienza e fragilità del Lecce e dall’inconsistenza della Sampdoria. Intervistato dal collega Guidolin a Dazn, Conte ha spiegato il passaggio dal suo 4-2-4 al 3-5-2: «Col 4-2-4 attaccavo con 4 giocatori e gli altri si preoccupavano di difendere, col 3-5-2 attacco con 5 e anche con 6 giocatori». Prendiamo il gol di Brozovic, quello dell’1-0: attaccano Candreva a destra che fa il cambio gioco a destra per Asamoah, assist per Brozovic che arriva da dietro insieme a Sensi, mentre in area ci sono Lukaku e Lautaro Martinez. Contiamoli: sono 6. E’ un calcio bello e offensivo, dove alcuni interpreti (tipo Candreva e Asamoah) non sono nemmeno delle stelle, ma ottimi giocatori, capaci di trasportare in campo le idee di Conte. L’Inter va in ampiezza, costruisce il gioco sugli esterni, lo rifinisce e lo conclude al centro. Contro un modulo del genere, devi proteggere le due fasce e il rombo (o il 4-3-2-1 di San Siro) del Lecce non è l’antidoto ideale: su un corridoio o sull’altro ci sarà sempre un esterno libero, ieri era quello di sinistra, Asamoah.

La Lazio, rispetto all’Inter, è meno potente fisicamente in difesa (parliamo di quelle titolari, con Godin e De Vrij in campo), ma è più ricca e più talentuosa a centrocampo e in attacco. La linea centrale di Inzaghi è formata da destra a sinistra da Lazzari, Milinkovic, Lucas Leiva, Luis Alberto e Lulic. A parte quest’ultimo, giocatore comunque prezioso per la corsa e l’equilibrio, ha quattro interpreti formidabili che hanno spazzato via il centrocampo della Samp. E davanti, Correa e Immobile. Gioca in modo diverso dall’Inter: Lukaku può ricevere palla addosso, Immobile invece va sempre lanciato. Ma è sempre uno spettacolo.