2

Calciatore mancato, con una chitarra tra le mani Marco Zitelli ha ritrovato la sua felicità. Il suo nome d'arte è WrongOnYou (così, tutto attaccato): "Vuol dire 'mi sono sbagliato su di te' - racconta nella nostra intervista - perché spesso il fumo dell'apparenza inganna". E' uno dei sei vincitori di AmaSanremo che hanno conquistato l'accesso alla Categoria Giovani del Festival, in programma dal 2 marzo. Una sorta di Champions League, in cui il cantante si è qualificato alla fase finale superando brillantemente i gironi. E oggi, a pochi giorni dall'inizio del programma, si racconta a Calciomercato.com tra calcio e musica.

Quando e come nasce l'idea del nome d'arte?
"Appena ho deciso di iniziare il mio progetto come sfogo artistico. Ma non volevo mettere il mio vero nome, così ho trovato uno pseudonimo. 'Wrong on you' è una frase che cambia a seconda di chi la dice; in inglese sarebbe grammaticalmente sbagliata perché la forma corretta è 'about you' ma nel mio caso è uno slang british, quindi va bene così". 

Sei anni fa era un'artista di strada, tra qualche giorno salirà sul palco dell'Ariston.
"Mamma mia... ricordo lunghe giornate a suonare a Piazza di Spagna  e a Castel Sant'Angelo a Roma e a litigare con la polizia perché non avevo il patentino. Purtroppo il lavoro dell'artista di strada può essere limitato solo in alcune zone, e spesso dove c'è più movimento non ti ci fanno stare. Volevo portare la passione per la musica a un livello più alto, catturare l'attenzione dei passanti e trasmettere la stessa professionalità che c'è su un palco. Non farlo per soldi".

E' più difficile cantare per strada o a Sanremo?
"Secondo me per strada, perché può succedere davvero di tutto: c'è chi si può arrabbiare, chi può portarti via i soldi raccolti... Io credo che suonare senza un palco sia più complicato".

Per lei sarà il debutto al Festival, come se l'aspetta?
"Già facendo le prove è stata un'emozione unica. Ero abituato a guardarlo in tv, da lontano. Anche senza il pubblico sarà una sensazione straordinaria. Per la prima volta suonerò con un'orchestra, e questo mi darà sicuramente una spinta positiva per caricarmi ancora di più".



La sua canzone 'Lezioni di volo' che messaggio vuole trasmettere?
"E' una canzone nata in quarantena, che rappresenta una ricerca di libertà. Un inno a sconfiggere la paura e sentirsi liberi. La frase più significativa secondo me è questa: 'Voleremo da fermi per stare meglio'".

Lei è anche un grande appassionato di calcio. Se dovesse scegliere tra il pallone e la musica?
"Senza dubbio la musica, ormai è questo il mio lavoro. Con il calcio ci ho provato, ma non è andata benissimo".

Cos'è successo?
"Quando avevo 9 anni giocavo con la squadra di Grottaferrata, la mia città. Un giorno la società mi disse che nel pomeriggio sarebbe venuto Bruno Conti per farmi un provino e portarmi alla Roma. All'epoca facevo anche atletica e nuoto, e la mattina mi sono rotto la caviglia in una gara di salto in lungo sulla sabbia".

E' riuscito comunque a parlare con Bruno Conti?
"Io sono andato lo stesso all'appuntamento con stampelle e gesso per scattarmi una foto con lui, ma chiaramente quel provino non l'ho mai più fatto".

E' un rimpianto?
"Ad oggi dico di no perché è passato molto tempo, è stata una sliding door della mia vita. Chissà cosa sarebbe successo se avessi fatto il provino... In quel periodo ci rimasi molto male. A 9 anni ho avuto la mia prima crisi d'identità. Poi a 15 ho iniziato a giocare a basket arrivando in Serie B, prima di un brutto infortunio ai tendini rotulei. Così ho scoperto la chitarra e ho iniziato a suonare".

In che ruolo giocava?
"Ero uno dei più alti in squadra, per questo mi mettevano sempre in difesa. Ma come tutti i bambini volevo fare gol e spesso salivo fino a centrocampo per calciare in porta. Tiravo certe mine...".



Chi era il suo idolo da piccolo?
"Marco Delvecchio. Mi piaceva quando andava verso l'esterno, rientrava e tirava di sinistro. Faceva sempre la stessa finta, ma non lo prendevano mai. Un giorno l'ho incontrato in aeroporto, ero talmente emozionato che gli ho dato una pacca sulla spalla e sono scappato".

Per quale squadra tifa?
"Sono romanista grazie a mio nonno, che purtroppo oggi non c'è più. Nel disco che uscirà il 12 marzo c'è una canzone dedicata a lui: 'Nonno Bruno', e in un passaggio parlo anche della Roma. Fa così: 'Lo scudo della Roma, la Ferilli in perizoma' riferendomi alla festa dello scudetto giallorosso al Circo Massimo".

Che ricordi ha di quello scudetto?
"Bellissimi. Ho visto tutte le partite in un bowling vicino casa dove avevano messo il maxischermo, poi sono andato al Circo Massimo. Ricordo la tensione in quel Roma-Parma dell'ultima giornata in cui c'è stata l'invasione di campo prima del fischio finale".

Come vive un romanista a Milano tra interisti e milanisti?
"Eh, devo stare zitto. Per forza. Tra l'altro il capo della mia casa discografica Dario Giovannini è talmente nerazzurro che si è anche tatuato la vittoria della Champions. Sul calcio scherziamo sempre".

Con quale giocatore della Roma farebbe un duetto?
"Sicuramente con Francesco Totti, anche se ormai è un ex giocatore. Ci sarebbe da ridere. Ma anche con Osvaldo, visto che anche lui è un musicista".



Nella sua vita è stato anche un attore, nel film 'Il Premio' con Gigi Proietti, Alessandro Gassman, Rocco Papaleo e Anna Foglietta.
"Una parentesi incredibile. Gassman conosceva la mia musica, così un giorno mi chiamò per far parte del film. Io pensavo che mi avesse cercato per le colonne sonore, invece mi ha chiesto di fare la parte di suo figlio". 

Lei, Proietti e Gassman: tre giallorossi sul set. Com'è andata?
"Si rideva tanto. Purtroppo mentre giravamo ci siamo persi l'addio al calcio di Totti, ma l'abbiamo registrato e finite le riprese l'abbiamo visto tutti insieme. Ricordo invece un Roma-Juve visto con Proietti, è stato eccezionale. Aveva sempre la battuta pronta. Durante un'azione arriva una pallonata in pancia a un giocatore e lui esclama: 'Ahia la panza!'. Era una persona fantastica". 

Che ricordo ha di Proietti?
"Sul lavoro era un professionista eccezionale, non si è mai lamentato di nulla. Era sempre lì, in piedi e concentrato: col freddo, col caldo, di giorno, di notte. Eppure era Gigi Proietti, se aveva qualcosa che non andava bene l'avrebbero sicuramente accontentato. Io gli chiesi tanti consigli, lui mi disse di puntare sempre sul lato bambinesco che apprezza il pubblico e usare parole semplici. Tra una pausa e l'altra delle riprese ci raccontava sempre qualche barzelletta e poi tornava serio per girare, il problema era che io, alla mia prima esperienza da attore, non riuscivo più a smettere di ridere".

Scudetto o vittoria a Sanremo?
"Lo scudetto l'ho già vissuto una volta, adesso spero di vincere il Festival".

@francGuerrieri