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Diego Della Valle questa mattina ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee presso la Corte d'Appello di Napoli, nell'ambito del processo Calciopoli (giunto al secondo grado di giudizio). "La Fiorentina non ha mai piegato la schiena né chinato la testa al sistema, e non abbiamo mai chiesto di aggiustare una partita - le dichiarazioni del patron viola -. Noi non abbiamo fatto nulla, ma ho letto intercettazioni imbarazzanti di chi chiedeva tanto, al punto da sentirmi anche un po' ingenuo ad aver chiesto a Bergamo se potevo chiamarlo. C'è stata una forzatura mediatica enorme nei confronti della mia persona, di mio fratello e della Fiorentina. La verità è che ci siamo trovati a subire un processo senza la possibilità di argomentare nulla. A fronte di errori arbitrali continui la società prese posizioni molto dure. Il processo di Napoli ci dice che la Fiorentina avrebbe a un certo punto chinato la testa a chi ci chiedeva di allinearci ai loro intenti: nei fatti invece questo non è accaduto, e basta vedere gli argomenti del momento. Sui diritti tv abbiamo tenuto la nostra posizione fino alla fine, facendo anche una denuncia all'Antitrust; sulle elezioni in Federazione le cose andarono nella direzione che noi auspicavamo, cioé la staffetta Carraro-Abete. Fu Mazzini a dirci che eravamo invisi al sistema e che era meglio non fare polemiche. Allora per non dare l'impressione di essere una società altezzosa e distante decisi di incontrare il designatore Bergamo. Ma con lui parlammo di come pensavamo di rinnovare il mondo del calcio, non di altro. Quell'incontro viene considerato la madre di tutti gli incontri per salvare la squadra, ma invece noi non abbiamo mai chiesto di aggiustare una sola partita".

"Mi sento ingenuo a ripensare che dissi a Bergamo che non sapevo neanche se potevo chiamarlo, mentre altri avevano ben altri modi di fare in quel sistema - ha ribadito Della Valle -. Eravamo nuovi e non conoscevamo i riti; chiamai quindi Bergamo presentandomi e prendemmo l'impegno di vederci il 14 maggio. Ragionammo molto su come il calcio potesse cambiare e formulammo una serie di proposte. Leggo poi che quello sarebbe considerato la madre di tutti gli incontri dopo il quale costruimmo un rapporto solidale che ci consentì il salvataggio della società. Ma non è stato così, anzi. Nelle tre partite seguenti giocammo contro l'Atalanta, partita finita 0-0, la Lazio, 1-1 con un gravissimo errore dell'arbitro contro di noi che io credo in buona fede, e Fiorentina-Brescia, che dovevamo vincere assolutamente, per la quale fu mandato Collina. Se quell'incontro fosse servito a costruire qualcosa il risultato sarebbe stato praticamente zero".