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Non c’è più calendario che tenga, avversario difficile o agevole, vantaggio che possa essere determinante da qui alla fine. Milan e Inter si giocano lo scudetto in quattro giornate, a partire da domani e se vincere sempre può bastare all’uno (il Milan), non può bastare all’altra (l’Inter).

Per la verità i rossoneri possono anche pareggiare una partita e vincere le altre tre, visto che hanno il vantaggio degli scontri diretti. Ma, come i miei lettori sanno, io sono convinto che la squadra di Pioli perderà più di due punti in quattro partite.

Da dove mi proviene tanta sicurezza?

Premesso che nel calcio nessuno è mai sicuro di niente e i pronostici si fanno anche in base alle sensazioni, ritengo l’Inter di gran lunga più forte e più completa del Milan. Mi riferisco all’organico, alla mentalità, all’abitudine a vincere (l’anno scorso lo scudetto, quest’anno la Supercoppa e c’è anche una finale di Coppa Italia), alla brillantezza atletica, alla facilità nel fare gol.

Tutte cose che, a dispetto dei risultatisti (cioè quelli che giudicano una squadra solo in base al risultato), si sono viste anche a Bologna. Essere passata in vantaggio dopo appena tre minuti, aver dominato fino al pareggio avversario e fino a quando Radu ha sbagliato, dimostrano che l’Inter è viva e che probabilmente il sorpasso sarebbe potuto avvenire nei minuti finali. Naturalmente ha ragione Simone Inzaghi quando dice - come ha detto - che l’Inter avrebbe dovuto fare il secondo gol per gestire al meglio la gara. Ma nessuno poteva pensare agli errori capitali di Dimarco e di Radu. Tuttavia il calcio va anche previsto perché basta poco per farlo deviare dal corso di eventi che sembrano certi. 
Consapevole di questa grande verità, sono del tutto persuaso che il calendario non avrà alcun peso nello sprint finale. Primo, perché se così fosse, l’Inter avrebbe vinto a Bologna agevolmente. Secondo, perché in teoria il Milan affronterà squadre meno motivate di quelle che incontrerà l’Inter. Ma, ripeto, che motivazioni aveva il Bologna? In pura teoria nessuna, se non quella di giocare lealmente come contro qualsiasi avversario.

Ora mi sembra che questo sia un nuovo modo di affrontare le partite, soprattutto nel finale di campionato. Nessuno è più disponibile a fare da comprimario o, peggio, da complice all’avversario titolato. Nessuno va in campo pensando alle vacanze (casomai al prossimo ingaggio da meritare). Nessuno tira più indietro la gamba o fa una corsa in meno. Mi sento di dire che è cresciuta la professionalità e, con essa, la sportività.

Non capisco, dunque, perché domani la Fiorentina (che, tra l’altro, arriva da due sconfitte sanguinose) si debba far serenamente battere dal Milan. Naturalmente lo stesso discorso vale anche per l’Inter che gioca a Udine (proprio con la squadra che ha umiliato la Fiorentina in casa). Troveranno avversari agguerriti. Nel primo caso, vogliosi di riscatto. Nel secondo, desiderosi di proseguire la striscia favorevole. 

Lo stesso vale per la terz’ultima giornata (Milan a Verona, la fatal Verona, ricordate? Anche allora non aveva stimoli) e Inter in casa con l’Empoli. Forse Cagliari e Sampdoria (penultima e ultima) sono ostacoli più difficili da superare per l’Inter (i due avversari potrebbero avere fame di punti salvezza), rispetto al Milan che ospita l’Atalanta e chiude in casa del Sassuolo. Ma davvero c’è qualcuno pronto a scommettere che Gasperini, tra l’altro in corsa per l’Europa, regali tre punti ai rossoneri? O che lo faccia l’ambizioso Dionisi, profeta del nuovo buon calcio?

Io non ci credo. Anzi, sono convinto che le sorprese ci spiazzeranno. Il Milan, lo dicono anche le ultime partite, continua a segnare poco e a fatica. Tutti invocano Ibrahimovic, ma lo svedese non gioca una partita dall’inizio da più di tre mesi. A Roma la vittoria è stata legittima, ma frutto di un colpo di reni quando molto sembrava perduto. Insomma, non mi sembra che il Milan stia meglio dell’Inter solo perché ha due punti in più.