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Breel Embolo si prende la scena durante Svizzera-Camerun. La sfida delle 11, oltre ad essere un match importante per le gerarchie nel Gruppo G, è il match del cuore di Embolo. Il giocatore, infatti, è nato proprio in Camerun, salvo poi trasferirsi in Svizzera con la sua famiglia. Oggi, nel suo personale derby, è proprio lui a sbloccare il risultato. Fa scalpore la sua reazione, visto che il giocatore sceglie di non esultare, in rispetto delle sue origini. Se siamo abituati a vedere questo tipo di esultanze quando si tratta di ex-club, questo appare inedito a livello di nazionali.

DAL CAMERUN ALL'EUROPA - Il giocatore nasce a Yaoundé, capitale del Camerun, nel 1997. Nel 2003 però è costretto a partire con la madre e il fratello in direzione Europa, con l'aiuto dello zio, cantante molto celebre in patria e conosciuto con il nome di "Zélé de Bombardier". Embolo si stabilisce a Basilea e cresce a livello giovanile proprio nella squadra della città svizzera. Passando dalla Bundesliga, dove veste le maglie di Borussia Monchengladbach e Schalke 04, arriva in Ligue 1, dove sceglie il Monaco, sua attuale squadra. La scelta più importante è però quella di giocare per la nazionale svizzera. Nonostante i corteggiamenti del Camerun, la decisione di Embolo è quella di rappresentare i colori della nazionale elvetica, che sente sua al 100%. E i tifosi lo riconoscono come simbolo della squadra, tanto che nel 2016 gli dedicano un coro sulle note di "The Lion sleeps tonight".
LA MANCATA ESULTANZA - Al minuto 48' del match contro il Camerun, Embolo va in gol, ma sceglie di non esultare. Nonostante la sua casa sia ormai la svizzera il giocatore non può dimenticare la nazione dove è nato e dove risiedono ancora molti dei suoi parenti. Questo suona nuovo agli occhi di chi è abituato a vedere questi gesti solo quando si parla di ex- squadre, a livello di club. Embolo non dimentica le sue radici, anzi, sul suo volto si intravede un sentimento di dispiacere per il gol inflitto al "suo" Camerun. Embolo chiede scusa, per un gol che forse, in fondo in fondo, neanche lui voleva segnare.

I PRECEDENTI - Il precedente più simile è quello di Lukas Podolski, che con la Germania agli Europei del 2008 aveva deciso di non esultare al gol inflitto alla Polonia, sua terra natale. Torna in mente anche il gol di Pohjanpalo agli scorsi Europei, quando il giocatore, nonostante il gol importante, aveva deciso di non esultare in rispetto di quanto successo a Christian Eriksen, vittima di un problema cardiaco. Ma in quel frangente non esultare era normale, chiunque si sarebbe comportato così. Non si può dimenticare neanche Donnarumma, che non aveva esultato all'ultimo rigore della finale dell'Europeo, ma la motivazione era che non aveva capito di aver vinto. Un altro caso è quello di Mario Balotelli, noto per non esultare quasi mai, soprattutto agli inizi della sua carriera, motivando la scelta dicendo "segnare è il mio lavoro".