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L'Inter di Simone Inzaghi ha un problema, che purtroppo per l'allenatore nerazzurro è lo stesso che aveva il suo predecessore Antonio Conte e che si creòò già con Luciano Spalleti, che grazie alla sua splendida intuizione rivoluzionò il centrocampo dell'Inter degli ultimi 4 anni. L'idea fu quella di rendere Marcelo Brozovic centralissimo nel gioco, da mediano e regista davanti alla difesa, facendolo letteralmente esplodere a livelli mai raggiunti prima. Una scelta che però ha portato con sè una conseguenza divenuta anche un problema: la Brozovic-dipendenza.

INSOSTITUIBILE - Contro lo Shakhtar Donets Brozovic ha tagliato quota 250 presenze con la maglia dell'Inter con una prestazione sicuramente non da applausi, ma comunque solida e di gestione. Eppure il croato non ha convinto Simone Inzaghi a tenerlo in campo per 90 minuti, con il cambio al 55esimo che però ha avuto l'effetto opposto a quello sperato. Fino a quel momento Brozovic aveva all'attivo il 50% dei contrasti e dei duelli vinti, 3 intercetti, ma anche 2 occasioni create con il 98% di passaggi riusciti. La sua uscita dal campo per Calhanoglu (comunque non negativo ieri) e l'abbassamento nel ruolo di regista di Barella ha però sortito l'effetto di scoprire il fianco alle ripartenze, facendo perdere sia distanze, ritmi e gestione della palla ai nerazzurri, sia la verticalità necessaria per far brillare Barella.
DOPPIO FRONTE - La Brozovic-dipendenza non è una novità dalle parti di Viale della Liberazione, ma con essa da ormai un anno si sta giocando una battaglia su due fronti che va portata avanti il più celermente possibile. Il primo fronte è quello del rinnovo, perché l'ex Dinamo Zagabria è in scadenza a fine anno e la trattativa per blindarlo non ha subito per ora l'accelerata sperata dal comunque ottimista Marotta. Il secondo è quello delle possibili alternative, impossibili da ricercare in estate e difficili da trovare, salvo cessioni, a gennaio. Sì perché se la Brozovic-dipendenza resta un fattore positivo quando le cose vanno bene e va consolidata attraverso il rinnovo, la mancanza di alternative resta una malattia da curare in vista di partite che richiedano una scossa.