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Il futuro dell'Inter resta un serpente a doppia testa con Suning e la società milanese che da un lato tranquillizzano e smentiscono voci di una possibile cessione, e gli ambienti finanziari dall'altro che continuano a raccontare di interessamenti e di possibili trattative per l'uscita di scena del colosso cinese nel corso dell'anno 2022. In mezzo c'è il rifinanziamento dei due bond da 375 milioni di euro in scadenza per cui l'iter è già stato avviato e che servirà al club per un aumento di capitale importante per i prossimi anni. Il fondo Pif, già proprietario del Newcastle è sicuramente il più chiacchierato e, forse, anche il più sognato dai tifosi nerazzurri, ma fra Cina e USA è la banca d'affari Goldman Sachs la più attiva per definire il futuro del club.

IL RUOLO DI GOLDMAN SACHS - È infatti noto, riporta il Sole 24 Ore, che proprio in Cina i banchieri della banca d'affari USA nonché banca di riferimento della famiglia Zhang, stanno ormai da diversi mesi cercando nuove opzioni su mandato di Suning per il possibile inserimento di nuovi partner che siano essi possibilmente di minoranza, senza escludere vie più vantaggiose. 
PROBLEMA UEFA PER PIF - In quest'ottica entrano i contatti, non l'operazione già avviata con il fondo dell'Arabia Saudita, Pif (Public Investment Fund). Per il fondo arabo esiste fin da subito un problema legato all'acquisizione già completata del Newcastle in Premier League: l’acquisto dell’Inter, dopo quello dei Magpies, porterebbe due club europei sotto la stessa proprietà, con ovvi rischi di contemporanea partecipazione alla Champions League e, quindi, ad una bocciatura dell’operazione da parte dell’Uefa. L'escamotage potrebbe essere quello di utilizzare due veicoli societari differenti per comprare l’Inter, in modo che la proprietà giuridica non sia la medesima.