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"Non sono io il problema, in estate ho rifiutato un'offerta pazza per restare rispettando la parola data". José Mourinho si è difeso così dalle critiche a Roma. Alle prese con un complicato avvio di stagione. Al contrario dell'Inter, partita a razzo con un solo passo falso: il turno infrasettimanale perso in casa col Sassuolo. Questa sconfitta era bastata per far riaffiorare qualche mugugno di parte del pubblico di San Siro nei confronti di due pedine fondamentali nello scacchiere di Inzaghi: Barella e Lautaro. 

LAUTARO - L'attaccante argentino ha subito risposto alla grandissima, con un poker entrando dalla panchina a Salerno e sfiorando addirittura 5 gol contro il Benfica: una traversa, un palo, un salvataggio di Otamendi e due grandi parate di Trubin. Nonostante una serata sfortunata sotto porta, Lautaro ha vinto il premio Uefa "man of the match", è già a 10 reti in questa stagione e a quota 30 nell'anno solare 2023: come Icardi (autore del gol-vittoria del Galatasaray sul campo del Manchester United di Onana dopo aver sbagliato un rigore) e dietro solo ad Haaland (33). 
BARELLA - Il centrocampista italiano non è andato in rete come aveva fatto sia all'andata, sia al ritorno dei quarti di finale sempre col Benfica, ma con una geniale verticalizzazione ha liberato Dumfries, autore dell'assist per il gol-vittoria di Thuram. Una perla arrivata in una partita piena di corsa e sostanza in mezzo al campo, dove ha unito qualità e quantità come ai tempi migliori. E' vero: ha rischiato un rigore su Neres nel primo tempo e nella ripresa è stato ammonito per proteste, borbottando al momento della sostituzione con Klaassen. Ma la domanda è: meglio un Barella anestetizzato e anonimo oppure un Barella tarantolato e un po' nervoso, ma sempre attivo e spesso decisivo? La risposta è scontata. 

LEADER - Senza dimenticare che all'inizio dello scorso mercato estivo ha respinto le avances del Newcastle, che poi ha virato sul milanista Tonali. Così come Lautaro ha rifiutato i soldi dell'Arabia Saudita per restare all'Inter. Entrambi si meritano i gradi di capitano e vice. Non saranno mai dei problemi, ma soltanto delle soluzioni. Vedere per credere il cambio di marcia dal secondo tempo da incubo col Sassuolo a quello da sogno col Benfica a una settimana di distanza sempre a San Siro. Dove Barella, Lautaro e i tifosi hanno trascinato l'Inter a una bellissima vittoria da grande squadra europea.