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Aria e terra, fuoco e acqua. Elementi opposti e contrari che pulsano e si fondono contro natura. Renzo Ulivieri è un uomo dolce e severo, ha gli occhi di ghiaccio, eppure scaldano. Si definisce democratico, ma lo è più volentieri se le idee altrui si sforzano di raggiungere le sue. Non ha tempo, o magari lo evita. Di sicuro lo riempie, forse perché a 80 anni un po’ lo teme. Me lo presentò Carlo Pallavicino, un po’ per caso e un po’ per esigenza: “Sono lieto di comunicarvi che a calciomercato.com pubblicheremo una rubrica settimanale con Renzo Ulivieri, ma qualcuno dovrà prendersi cura dell’articolo che ci consegnerà. Quindi impaginarlo e titolarlo. Chi lo fa?”. Silenzio… “Guarro lo fai te?”. Per un attimo mi sentii come quel noto ortolano, ma accettai. Per fortuna.

SE HAI CARTA E PENNA TE LO DETTO - Mi ci volle poco per capire che Ulivieri non mi avrebbe mai consegnato un solo pezzo, fu tutto chiarissimo alla prima telefonata: “Non ho avuto tempo di prepararlo, ma se hai carta e penna te lo detto”. Non pensai cose carine, lo ammetto. La linea telefonica era quasi sempre pessima, elaborava pensieri mentre guidava o passeggiava per boschi isolati che rendevano la conversazione frammentata. riuscivo a capire non più del 50% delle cose che mi diceva e qualche volta mi chiedeva di cancellarle per riformulare da capo qualche concetto. Il primo pezzo fu un travaglio, oltre un’ora di telefonata. “Carlo, sei sicuro che in futuro questi benedetti pezzi riuscirà a scriverceli invece che dettarli?”. “Sicuro, adesso glielo ricordo”. Bluffava, e godeva nel farlo! Renzo continuò con le dettature, ma ogni telefonata diveniva via via più spassosa, piacevole. Divagava, mi raccontava confidenze e mi ritrovai sorpreso nell’attendere quel momento di piacevole consuetudine, avevamo stabilito un punto di contatto empatico, sapevo cosa scrivere anche sentendolo a sprazzi. “Lo strolago di Brozzi”, volle chiamare così la sua rubrica. Un modo per non prendersi troppo sul serio e per rimarcare la sua ironia. Per chi non lo sapesse, il Signor strolago, conosceva i pruni al tasto e la merda al puzzo. Renzo, ma non si può scegliere un altro nome?”. “Perché? Questo è perfetto”. Sarà…

80 anni, di cui 59 trascorsi sui campi. Renzo, ma il calcio ti ha più dato o più tolto?
“Dipende da che punto di vista vuoi guardarla. Mi ha dato tantissimo, mi ha sempre coinvolto pienamente ed era quello che volevo. Di contro non mi ha permesso di essere un buon padre, ero assente e le mie figlie me lo hanno spesso rinfacciato, anche se ultimamente mi hanno alleggerito la coscienza“.

In che modo?
“Quando mi sono separato, tantissimi anni fa, mi avevano attribuito il 100% delle colpe, ma in queste sere mi hanno chiamato dicendomi che si sono ricredute. Mi hanno detto «Babbo, dobbiamo ritrattare, crediamo che tu abbia responsabilità per il 95%». È stata comunque una soddisfazione”.

Ma cosa intendi quando dici che sei stato un papà assente?
“Una volta mia moglie mi telefonò in ritiro con voce preoccupata perché le bambine avevano 38 di febbre, forse si aspettava che la rassicurassi, ma le risposi che anche io ero molto preoccupato perché avevo Walter Sabatini a letto con 37,5 di febbre e non sapevo se avessi potuto schierarlo per la partita del giorno dopo”.

Che calciatore era Walter Sabatini?
“Tecnica e qualità, ma non dovevi parlargli di fatica. indolente, già all’epoca fumava tantissimo. Era sregolato, ma molto intelligente”.

C’è qualcuno che ti porti nel cuore?
“Sono tanti, ma con qualcuno ho riso tantissimo“.

Nello specifico?
“Il presidente Farina è stato un uomo di un’ironia unica. Ricordo che non sopportava Sandreani, cui io spesso assegnavo la maglia numero 4. Una volta venne a chiedermi di dargli un numero meno nobile, non accettava vestisse quel 4 da centrocampista. Allora nel pre partita, al momento delle formazioni consegnavo maglia e numero ai calciatori seguendo una scaletta. Diedi la 4 a un altro e vidi Farina risollevato, ma il suo volto si trasformò quando capì che a Sandreani avevo conservato la 10. «Francesco, oggi noi si va al cinema», urlò a suo figlio. In un’altra occasione mi chiamò a colloquio privato, avevamo 1 punto dopo 4 partite ed ero convinto volesse mandarmi via. Arrivato nel suo suo ufficio mi disse: «Lei ha capito tutto ed, è un tecnico all'avanguardia», attendevo il famoso ma... e invece andò avanti «Lei ha capito tutto, sta abbassando le aspettative e di questo passo al prossimo pareggio in casa ci porteranno in trionfo». Continuò a darmi fiducia con la sua ironia.

Hai sempre avuto grandi presidenti.
“Sono stato fortunato con Dalle Carbonare, Farina, Gazzoni e poi con Mantovani, che mi ha insegnato tutto. Con lui ho capito cosa significa diventare uomo società”.

Hai festeggiato?
“Ero a Pisa per lavoro e adesso sto rientrando, Però mia figlia Valentina mi ha fatto una sorpresa, ha contattato tanti miei ex calciatori e ha montato un video. Ci ha lavorato molto”.

Allora brindi stasera?
“Ho l’allenamento con le ragazze”.

Renzo Ulivieri non cambierà mai e non cambierà mai il suo modo totalitario di vivere il calcio. Io continuerò a telefonargli nonostante la rubrica sia terminata da un pezzo. A proposito, Mister, hai voglia di raccontare tutti gli aneddoti che hanno contraddistinto la tua carriera?“.

“Basta che tu non mi chieda di scrivere un libro, quelli portano sfiga e va a finire che ci resto secco il giorno in cui iniziamo a farlo“.

Niente libro
“Allora va bene“.

A presto su calciomercarto.com

Auguri Renzo, ti vogliamo un gran bene.