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L'attaccante della Juventus e della Nazionale italiana Moise Kean ha parlato in un'intervista rilasciata al Magazine di SoccerBible:

Hai sempre voluto giocare come attaccante?
"No, in realtà avevo altro in mente. Volevo giocare come centrocampista ma mio padre non era molto contento di questo: "Devi vestire la maglia numero 9", mi ha sempre detto. Ha anche minacciato di non portarmi più agli allenamenti! Posso dire oggi che aveva ragione". 

La famiglia è importante, soprattutto se sei destinato ad essere un campione?
"Sicuramente. E' anche grazie alla mia famiglia che sono arrivato a questo livello.  Impegno, dedizione, temperamento sono tutte cose che ho imparato in casa mia. Mia madre voleva che studiassi prima, ma non era facile combinare le due cose. Alla fine il mio desiderio di diventare un giocatore a tutti i costi ha prevalso su tutto il resto. Mia madre è orgogliosa del mio percorso e non avrei mai potuto farcela senza la mia famiglia".

Come sono cambiate le cose per te quando sei andato alla Juventus?
"Quando sono arrivato alla Juventus, quando sono arrivato a Vinovo, ho capito che le cose sarebbero cambiate. La Juventus ti aiuta a crescere e diventare un uomo in tutte le cose che vuoi fare. Impari molte cose senza neanche accorgertene. Tecnicamente sono migliorato, ma la mia ambizione è di migliorare ogni giorno sempre di più. Sono consapevole del fatto che indosso una maglia che comporta delle responsabilità, ma non è un peso. Sono concentrato sul mio percorso".

Non è facile trovare spazio in una squadra con tanti talenti. Hai mai pensato di cercare una squadra che ti potesse assicurare maggiore spazio?
"Sono sicuro che al momento non ci sono altre squadre che possano aiutarmi a migliorare nel modo in cui la Juventus può farlo. Sono nato qui e ho quasi sempre indossato la maglia bianconera. Ovviamente non so cosa riserverà il futuro, ma quello che è sicuro è che darò sempre il massimo".

Hai la possibilità di giocare con Cristiano Ronaldo. Cosa pensi di poter imparare da lui?
"Quando ci alleniamo, cerco di osservare tutte le cose che fa, dal suo atteggiamento in campo alla sua voglia di giocare, di allenarsi e di essere sempre pronto. Allenarsi con grandi campioni ha benefici che non puoi sottovalutare".

Gli hai mai chiesto dei consigli?
"Non gli ho mai chiesto consigli però, non sono il tipo. Osservo attentamente quello che fa e poi provo a ripetere ciò che ho imparato sul campo".

A quali giocatori ti sei ispirato quando eri più giovane?
"Drogba è stato sicuramente una fonte d'ispirazione. Mi piaceva molto, era uno dei miei idoli. Guardavo come si muoveva e quanto segnava! Lui è stato fantastico".

Tra i giocatori italiani, quale ti assomiglia di più?
"Tra gli italiani, quando ero più giovane, mi piaceva Mario Balotelli, specialmente durante il suo periodo all'Inter. Anche Mario è stato fonte d'ispirazione per me".

Come è una giornata da Moise Kean?
"È piuttosto normale, niente di speciale. Mi alleno al mattino, poi torno a casa e dormo - devo ricaricare le batterie. Non esco spesso, preferisco passare il pomeriggio a casa. Mi aiuta a rimanere concentrato sulla mia professione. Poi, naturalmente, c'è la PlayStation o la TV, a guardare gli sport".
Quali altri sport preferisci guardare in Tv?
"Mi piace molto il basket e la NFL. Li guardo quando sono a casa o non ho una partita da giocare. Se dovessi darti due nomi direi sicuramente Odell Beckham e LeBron James. Sono fantastici".

Qual è la tua ambizione per il futuro? 
"Penso che la più grande ambizione sia ben nota: vincere la Champions League. Ma ciò che ti insegnano alla Juventus è dare sempre il massimo in ogni sfida, qualunque forma assuma".

Come ci si allena alla Juventus? Immaginiamo che non ci siano molte pause..
"Assolutamente no! Alla Juventus non c'è mai un attimo di pausa! Siamo sempre concentrati sulla preparazione, particolarmente dura: dare tutto, per me, significa cercare di essere il migliore. Anche quando abbiamo partitelle amichevoli in allenamento, non voglio perdere. Non puoi mai smettere, questa è la nostra filosofia".

Qual è la tua playlist prima di una gara?
"C'è sempre una canzone che è nella mia playlist: Issues di Meek Mill. Penso che sia perfetta per come mi preparo per una partita. Se dovessi dire qualche altra canzone, c'è Nonstop di Drake, 1 AM di Mill". 

Ascolti musica italiana?
"No, non è lo stile giusto per me. Nemmeno rap italiano. Ho molti amici in Francia che fanno musica, musica rap, questo è più il mio genere di cose". 

Cosa troveremmo nel tuo armadio?
"Molto di streetwear. Ad essere onesti, è pieno di maglie da calcio, quelle che scambio con altri giocatori. Non restano rinchiuse, li indosso anche per uscire". 

C'è una maglietta che significa più per te rispetto alle altre che hai scambiato?
"Direi la maglia di Alvaro Morata da quando abbiamo giocato contro il Real Madrid in finale di Champions League. È stata una giornata difficile, ma che non posso dimenticare!". 

Sulla chiamata in Nazionale di Mancini?
"Non mi sarei mai aspettato la chiamata. Ero a Ferrara con gli U21, subito dopo la partita contro l'Inghilterra. Luigi Di Biagio venne da me e mi disse che dovevo unirmi alla Nazionale maggiore. Puoi immaginare le mie emozioni... Ho debuttato in Belgio contro gli Stati Uniti, entrando nel secondo tempo e penso di aver fatto bene. Indossare la maglia azzurra è la somma di tutto ciò che ho imparato: devi essere sempre pronto, allenarti duramente ogni giorno perché non lo sai mai. È stato un momento molto importante nella mia carriera".

Che effetto ti fa firmare gli autografi? 
"Sono molto felice, ovviamente. Non molto tempo fa ero io che li chiedevo, quindi capisco bene come ci si sente di fronte a un giocatore che ammiri. I sogni si avverano, giusto?"