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Soltanto chi ha vissuto l'orrore dei lager nazisti “può capire che valore ha la vita e non impressionarsi più di nulla”. Queste parole, le parole di Čestmír Vycpalek, sono gli strumenti che necessariamente occorre utilizzare per iniziare a parlare di lui, in un continuo succedersi di gioie sportive e drammi intimi.

COMPLEANNO DI MAGGIO - Čestmír nasce nel maggio del 1921 a Praga e sin da bambino il calcio diventa un grande amore. Trascorre con gli amici interminabili pomeriggi a giocare e con il padre la domenica è sugli spalti dello stadio Spartan a guardare e tifare lo Slavia. Ha talento il ragazzino: il padre sogna per lui una carriera nel calcio, la madre sogna meno e pretende che il figlio prima studi, poi pensi al calcio.  Čestmír – per gli amici Cesto – studia e gioca a calcio: supera ogni anno a pieni voti gli impegni scolastici e gioca con i pulcini della Novoměstský KS Praha. Nell'estate del 1936 entra nella squadra juniores dello Slavia e nel 1939 Vycpalek entra a far parte della prima squadra dello Slavia. È la squadra – tra gli altri – di Josef Bican che in sei stagioni segna oltre 200 reti in campionato. Poi la guerra spegne tutti i sogni.

OTTO MESI A DACHAU - Gli anni'40 del XX secolo sono anni pervasi dalla follia sanguinaria di Hitler. Mentre è in guerra con il mondo Hitler ammassa nei campi di concentramento tutti i nemici politici e ideologici: ebrei, zingari, omosessuali e antinazisti dei Paesi occupati. Vycpalek è di Praga, cittadino della Cecoslovacchia smembrata dopo la Conferenza di Monaco. Vycpalek nel 1944 viene arrestato e internato nel campo di Dachau. Quello di Dachau, aperto da Himmler appena un mese dopo l'ascesa di Hitler al Cancellierato nel 1933, è il modello sul quale la follia nazista costruirà tutti gli altri campi di concentramento. Vycpalek vi entra nel 1944 e vi rimane prigioniero per otto mesi. Lo scrittore Stefano Bedeschi nel suo “Da Dachau al Tricolore” lascia che sia lo stesso Cesto a raccontare l'orrore:

Nell’ottobre del 1944 ero uno scheletro vivente con una casacca a righe, che stringeva il filo spinato di un orrendo campo di concentramento nazista, quello di Dachau. Solo chi c’è entrato può sapere quanto sia stato difficile, quasi miracoloso uscirne. (…) Vi passai otto mesi di sofferenze inaudite, di privazioni enormi; una buccia di patata, ogni due giorni, mi pareva un tesoro inestimabile. Solo chi è passato attraverso queste esperienze può capire che valore ha la vita e non impressionarsi più di nulla”.
Come Cesto sia riuscito ad uscire vivo dal lager è un mistero. L'ipotesi che Bedeschi accredita è quella di un intervento di Josef Bican direttamente con l'amico Rudolph Gramlich che era stato ottimo calciatore ed era presidente dell'Eintracht di Francoforte, nonché membro delle SS. Sulla figura di Gramlich alcuni anni fa ha scritto un interessante articolo per GS il giornalista Alec Cordolcini. In breve chi era Rudolph Gramlich? Elegante centrocampista della Nazionale tedesca ai campionati del mondo del 1934 e alle Olimpiadi del 1936, nel 1938 era diventato presidente dell'Eintracht prendendo il posto di Söhngen, “caduto in disgrazia presso il partito a causa di una relazione omosessuale”. Sotto la presidenza di Gramlich all'Eintracht erano stati cancellati tutti i collegamenti storici con gli ebrei. Arrestato dalle forze USA, finita la guerra Gramlich si difende dall'accusa di essere stato una SS sostenendo di esserlo stato solo in qualità di insegnante di ginnastica, non per intima convinzione. Molti dubbi permangono, basta considerare che l'Eintracht ha deciso nel 2020 di togliere la presidenza onoraria alla sua memoria, dopo ulteriori indagini storiche. Le certezze di oggi però erano dubbi all'epoca e alla fine la tesi di Gramlich viene accolta e reintegrato nei quadri dell'Eintracht, club del quale nella seconda metà degli anni'50 sarà nuovamente presidente. Tornando a noi e a Vycpalek. Per poter liberare Vycpalek dal lager Josef Bican potrebbe aver chiesto aiuto a Gramlich e questi potrebbe averglielo concesso, interessandosi della posizione di Vycpalek nella speranza che Bican avesse poi accettato di giocare per la Nazionale tedesca. Comunque sia andata, Cesto è libero e nel 1945 può tornare a deliziare le platee con la maglia dello Slavia.

DALLA SICILIA AL TRICOLORE - La sua carriera la conosciamo. Tornato a giocare per lo Slavia, l'anno di svolta per Vycpalek è il 1946 quando viene adocchiato dal segretario della Juventus Artino su segnalazione di un esportatore di vini piemontesi a Praga. Tempo pochi mesi e Vycpalek viene tesserato dalla Juventus di Piero Dusio esordendo in Serie A il 6 ottobre del 1946 contro il Milan segnando una rete. In bianconero resta una sola stagione, ma il legame non si spezzerà mai. L'anno successivo Vycpalek si trasferisce a Palermo dove avrà la sua consacrazione definitiva. Cinque anni in rosanero e un primato: Vycpalek è stato il primo giocatore straniero ad aver indossato la fascia di capitano in serie A. Terminata la carriera da calciatore a Parma, a Palermo inizia quella da allenatore ottenendo la promozione in serie A, ma l'anno successivo viene esonerato. Gli anni'60 Vycpalek li vive principalmente nella provincia siciliana, tra Siracusa e Mazara del Vallo e proprio dalla panchina del Mazara in serie D viene esonerato nel 1970. Quello che sembra il punto più basso si rivelerà essere un nuovo inizio. Agli inizi del 1971 Boniperti chiama Vycpalek alla Juventus come allenatore delle giovanili. Dopo pochi mesi Picchi, l'allenatore della prima squadra, si ammala e Cesto viene chiamato a sostituirlo. Da allenatore della Juventus Vycpalek vincerà due scudetti: nel 1971/72 spuntandola di un punto sul Torino e nel 1972/73 ancora per un punto sul Milan nella domenica della “fatal Verona”.

IL 5 MAGGIO - Uno scudetto quello del 1973 molto simile allo scudetto che la Juventus vince il 5 maggio 2002, il giorno in cui Vycpalek muore. Uno scudetto insperato e per quello ancora più bello. Eppure macchiato dalla notizia della morte dell'anziano allenatore, dell'amico di una vita della Vecchia Signora. Il 5 maggio è una data che beffardamente torna nella vita di Vycpalek. Esattamente a 30 anni di distanza l'uno dall'altro muoiono il 5 maggio sia Cesto che suo figlio. Solo che l'ordine naturale è cinicamente invertito. È il padre che vive lo strazio di dover seppellire il figlio. Strano il destino certe volte. Cesto muore il 5 maggio del 2002, 30 anni prima, la sera del 5 maggio del 1972, perdeva la vita suo figlio nell'incidente aereo del volo Alitalia 112.
Čestmír Vycpalek, spezzato dal dolore, ha però la forza interiore di riuscire a portare gli altri “suoi ragazzi” alla vittoria dello scudetto. Un personaggio indimenticabile che attraversando orrori ha saputo reinventarsi senza mai piangersi addosso.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)