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No, non siamo passatisti e nemmeno nostalgici. Certo la partita domenicale come una messa laica un po’ la rimpiangiamo,  anche se quel primo o secondo tempo d’una gara estratta dal mazzo non ci bastava. Ne volevamo di più di calcio, soprattutto di quello riprodotto e televisivo.

Ora, cominciamo ad averne troppo. Non sappiamo bene dove rigirarci, tra spezzatino nostrano dal venerdì al lunedì, Dazn e Sky, notifiche flash di goal, fuorigioco, risultati, highlights che non ti mollano un minuto. E questo è niente. Il futuro prossimo venturo sta lì, dietro l’angolo, con una scorpacciata di tornei e incontri internazionali, da relegare i vari campionati o lighe o premier nell’agenda elettronica col cicalino che ti ricorda di vedere la partita. E gli abbonamenti: tre, quattro… Non si voleva la Super lega Europea, troppo elitaria e allora si va in un senso opposto, inclusivo, democratico, “abbuffatorio”.

“Le competizioni saranno più inclusive (appunto) che mai” ha detto il Presidente dell’ Uefa Ceferin. E che vuol dire? Che portiamo tutte le squadre in Europa o quasi, che le partite ogni tre giorni, senza o quasi allenamenti, saranno regola, con buona pace di Guardiola (“Bisogna eliminare qualche competizione. Meno gare, meno coppe, meno squadre, più qualità e meno quantità”), di tanti suoi colleghi e dei giocatori impauriti dagli infortuni a ripetizione, mentre i tifosi allo stadio, già prima del Covid, erano in calando. 
Ecco la ricetta del nuovo calcio europeo. Un nuovo torneo, la Conference League,  si affianca agli altri due in corso. Ceferin ha annunciato la cura dimagrante (16 club in meno) per la nuova Europa League, ampiamente compensata però dalla nuova, terza competizione continentale. “Un girone dantesco pronto ad accogliere a braccia aperte i reietti della Champions e dell’Europa League” lo ha efficacemente definito Andrea Romano. Infatti ognuna delle 55 Federazioni invierà almeno una squadra in rappresentanza. All’inizio saranno 182; 32 arriveranno alla fase a gironi. Già definita “la coppa dei poveri”,  andrà a nutrire l’incontenibile bulimia dell’UEFA: nel 2024 la Champions cambierà formula, con 36 squadre al posto delle attuali 32, ma con un’ ulteriore, importante differenza. Al posto dei gironi, ci sarà un vero e proprio campionato perché, fra settembre e gennaio, le partite raddoppieranno: da 96 a 180, andando a occupare un terzo giorno, il giovedì, quando giocherà anche l’Europa League.

Già oggi si sente ripetere che si gioca troppo, che non c’è tempo per gli allenamenti, ormai  rimpiazzati da partite e trasferte a ripetizione. Si va verso un modello Nba in cui si aspettano solo i play off? Verso un calcio sempre più muscolare, con più forza e minor talento? Certo, l’aumento dell’ offerta sembrerebbe fagocitare la domanda, rendendo il gioco non solo meno liturgico (questo è avvenuto da tempo), ma anche meno prezioso, cosa che però potrebbe proiettare il Crotone o il Benevento-almeno una volta-nelle notti d’Europa, con pochi spettatori negli stadi, ma tanti televisori accesi. Già, Guardiola: “Meno quantità, più qualità”