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Ancora una volta il Cagliari la salva nel finale. La salva e si prende quello che voleva: un bel punto dopo tre successi di fila e speranze di salvezza ota tutte puntate sul prossimo spareggio con il Benevento. A testa bassa, invece, il Napoli, che nel secondo tempo crolla di fisico e di testa e butta via un secondo posto che, seppure in compagnia, l’avrebbe tenuto bene sulla strada della Champions. Sì, in vantaggio dal tredicesimo minuto e padrone di tutto per tre quarti di partita, il Napoli molla, si siede, paga pure cambi che meriterebbero una spiegazione e in pieno recupero prende il gol del pari. Un macigno sulla strada azzurra. Uno schiaffone alle sue ambizioni ritrovate. Un motivo in più di amarezza nel rapporto già acidùo tra Gattuso e De Laurentiis, quasi certamente. 
     
Sì, io attacco, tu difendi. Sembra scritta così, nelle scelte dei due allenatori, la storia della gara. La sua filosofia. Se, infatti, dopo due mesi e mezzo, dal successo sulla Juve di metà febbraio, Gattuso rimette sulla stessa riga Lozano, Osimhen e Insigne per spingere forte sull’acceleratore, dall’altra parte Semplici s’abbottona come prima non aveva fatto mai: tre difensori, in cinque in mezzo al campo e là davanti il solo Pavoletti assistito alla meno peggio da Ninja Nainggolan.

Io attacco e tu difendi. E così’ è. Tranne un paio di velenosissime incursioni entrambe spiaccicatesi sul palo, infatti, si gioca in mezzo campo. Quello sardo, si capisce. Cerca d’essere assai ampio, il Napoli, per vincere l’assembramento rossoblu ed ha pazienza palleggiando molto in attesa d’individuare il passaggio giusto per il gol, magari per quella profondità che piace tanto ad Osimhen, ma che il Cagliari quasi mai concede. Ma prima del quarto d’ora commette un grave errore, il Cagliari: si fa rubare palla su una rimessa laterale e per un momento si rilassa al limite dell’area. Proprio là Insigne cerca e trova il nigeriano, il quale resiste al fisico di Godin e fa gol con il sinistro. Tredici minuti e Napoli in vantaggio. Partita in discesa, si pensa. Ma non è così. Perché dalla panchina Semplici non fa partire l’ordine di alzare la linea di difesa. Nossignori, il Cagliari resta basso, non si offre al contropiede degli azzurri, ma continua come prima. Solo con più attenzione. E poi aspetta la giocata giusta per arrivare dalle parti di Meret. Non v’è dubbio, è il Napoli padrone del tempo, del campo e del pallone, ma è il Cagliari che ai cinque tiri azzurri lontano di poco o di molto dalla porta compresa l’unica vera occasione per fare un altro gol (31’, Lozano di testa appena fuori) risponde regalando due brividi a Gattuso. E a Meret, salvato dai pali, in verità sempre lo stesso, su destro di Zappa da tre metri (28’) e poi sul tentativo di Nandez (43’) dopo un salvataggio di Meret su Pavoletti troppo facilmente sfuggito alla marcatura di Koulibaly.

Insomma, io attacco e tu difendi, ma appena può, il Cagliari sa darsi anche da fare. E non si scopre, non s’allunga. Così l’ha studiata e preparata, Semplici, e così sul campo se la gioca la sua squadra. Una partita attenta e intelligente, Almeno nella prima metà della partita. Ma il Napoli sa che non sarà sempre così. Sa che prima o poi il Cagliari porterà in campo tutta l’artiglieria e allora, quando torna in campo, riparte un’altra volta forte. Sfiora il raddoppio con Osimhen (48’), centra la traversa con Demme (50’), fa gol ancora col nigeriano, ma Fabbri giudica troppo “intenso” il tocco di mano di Osimhen sulla schiena di Godin e (53’) annulla il punto. Mha!

Comunque sia, una cosa è chiara. Approfittando del ritardo di Semplici nei cambi, il Napoli si mette addosso un po’ di fretta. Vuole il secondo gol per sentirsi più tranquillo. Lo cerca e non lo trova, però. E seppure la filosofia della partita è sempre quella e il Napoli sembra entrato in campo con la voglia d’essere più rapido, più lesto nelle sue giocate, s’avverte che si sta accendendo la spia della lucidità. Soprattutto nei suoi ultimi passaggi. Ma quel che forse più meraviglia è la comodità con la quale se la prende il Cagliari. Avrebbe bisogno di cambiare subito qualcosa là davanti, di dare maggio forza alle sue giocate, ma dalla panchina tutto tace. Non da quella del Napoli, però, che già cerca maggiore copertura richiamando Lozano riaffidandosi a destra a Politano, prima di oggi per tredici volte di fila sempre titolare. Si agita Gattuso e si dà una mossa pure Semplici: fuori Daiola e dentro Asamoah per disegnare un quattro-cinque-uno. 

Poi capocciata terribile tra Osimhen-Ceppitelli ed entrambi fuori con la testa sanguinante. Dentro Mertens da una parte e Simeone dall’altra. Cagliari finalmente un po’ più avanti e più spregiudicato. Con due punte, insomma. Il Cagliari ora ci mette più volontà e più corsa e il Napoli, invece, stanco, ora abbassa le sue soglie di ritmo e di resistenza. Semplici ne approfitta: Cerri per Lykogiannis e Calabresi per Zappa. Gattuso replica, ma le scelte non sono felici: Bakayoko per Fabian ed Elmas per Zielinski. Ma il Napoli è spento, s’accascia su se stesso, lascia spazio e pallone all’avversario e dopo un salvataggio di Meret su Pavoletti (89’), tre minuti dopo il novantesimo, si fa fare gol da Nandez. Ancora un finale d’oro per i sardi. Ancora una lezione, invece, per il Napoli in regressione fisica e mentale. Un pari triste e pericoloso. Ma è quello che si paga quando si tiene in pugno la partita a lungo, ma non si riesce a mettere al sicuro il risultato.       

             
Napoli-Cagliari 1-1

Marcatori: 14' p.t. Osimhen (N), 49' s.t. Nandez (C).

Assist: 14' p.t. Insigne (N), 49' s.t. Duncan (C).

Napoli (4-2-3-1): Meret; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Hysaj; Fabián Ruiz (36' s.t. Bakayoko), Demme; Lozano (22' s.t. Politano), Zielinski (36' s.t. Elmas), Insigne; Osimhen (31' s.t. Mertens). All. Gattuso.