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Il sole che capeggia sul golfo, decisamente primaverile, sembra fare da perfetta cornice al clima di allegria e di soddisfazione che regna sovrano. Perchè un Napoli che vince è sempre stato il miglior antidoto alle amarezze del quotidiano, ma un Napoli che gioca così è qualcosa in più: è una certezza da cui ripartire. Napule è mille colori, cantava l'indimenticato e indimenticabile Pino Daniele. Stamattina, più precisamente, Napoli è VAR-iopinta. Il gol annullato a Mandzukic con l'ausilio della tecnologia ha permesso all'Atalanta di rimontare sulla Juventus e regala al Napoli una dolce sosta in vetta al campionato, in solitaria. In città, come era facilmente pronosticabile, non si parla d'altro. La sensazione diffusa è che da oggi, il nemico faccia un po' meno paura. Anzi, adesso pare che sia il nemico ad aver paura del generale Sarri e della sua armata.

LA FAVOLA E L'ELETTO - Il confronto tra gli azzurri e la Juventus, visto da sponda partenopea, ha qualcosa di fiabesco e sembra ridursi a un’eterna sfida tra il bene ed il male: la tuta di Sarri, contro le giacche e cravatte del CDA. Il bel calcio, quello corale palla a terra, contro lo strapotere fisico e gli strappi dei singoli. Il progetto dei giovani, contro il pagamento delle clausole rescissorie. La forza delle idee e del lavoro, contro il potere economico. Il principe azzurro che sfida lo stregone bianconero, questa volta con l’ausilio di un nuovo aiutante: la VAR (o il VAR, questo l’hanno capito ancora in pochi), lo strumento arrivato dal futuro per mettere le cose a posto dopo anni di (presunte) ingiustizie. In questa favola non può mancare il ruolo dell’eletto, che è inevitabilmente Marek Hamsik: l’uomo destinato a riscrivere la storia, ad eguagliare e poi superare, almeno nei numeri, le gesta del grande Re che fu. I tifosi lo hanno aspettato, difeso, coccolato e poi sono esplosi ieri in un grande abbraccio dopo pochi minuti della gara contro il Cagliari. Il Napoli ne fa tre a tutti, in scioltezza e disinvoltura, la stessa, se vogliamo, con cui Bud Spencer stendeva centinaia di avversari nelle sue pellicole, citando un altro compianto figlio di questa città. Funziona così con quelli buoni nei film: non riesci a preoccuparti delle insidie che troveranno lungo il proprio cammino, perché lo sai che alla fine vincono loro.

MATURITA' - Ma guai a dirlo, e non per la solita storiella della scaramanzia. L’entusiasmo di oggi è qualcosa di molto diverso dall’euforia che siamo stati soliti attribuire alla piazza. Questo non è più il Napoli di fresco di Serie C che duella con avversari sulla carta non alla portata lasciando attonita la gente. Il Napoli ci è già stato in vetta alla classifica. Il Napoli è già stato campione d’inverno. Il Napoli ha già riscritto tutti i record della sua storia. Non è più questione della magia della prima volta, il Napoli adesso è diventato grande e deve sistemarsi. Ecco, forse è questo il vero punto di rottura con il passato all’ombra del Vesuvio. Questa non è più una città che sogna. Questa, oggi, è una città che aspetta. Aspetta precisamente maggio, quando il sole sarà realmente primaverile e quando davvero tutto l’entusiasmo sarà libero di essere sprigionato. Gli azzurri hanno il dovere di crederci e di provarci, forse, di questo passo, anche di riuscirci.