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Lazio-Juventus è anche un tentativo (per la Lazio) di scalfire la dittatura «bianconerazzurra» del campionato. "Noi siamo più in forma, loro sono più forti", ha detto Simone Inzaghi. Sono passati molti anni da quando questa partita era un bivio-scudetto. Negli ultimi tempi - campionato 2014-15 - c’è stato un incontro ravvicinato che, in teoria, avrebbe potuto cambiare qualche destino. Ricordiamo che quella sfida dello Juventus Stadium venne caricata di grandi aspettative: era il 18 aprile 2015, 12ª di ritorno. Juventus 70 punti, Lazio 58. 12 punti di distanza. Tanti, troppi. Vincendo, la Lazio avrebbe potuto ridurre le distanze andando a -9. Tanti comunque. Finì 2-0 per la Juventus, Tevez e poi Bonucci, fu una dimostrazione di forza, i punti di distacco diventarono 15. Il campionato finì così: Juventus campione d’Italia, Lazio terza, ed è stato quello il miglior piazzamento degli ultimi anni.

Ma quando Juventus-Lazio valeva davvero lo scudetto, «El Cholo» Simeone segnò un gol che è rimasto nella storia della nostra Serie A: 1 aprile del 2000, notturna al Delle Alpi di Torino, mancano 7 giornate alla fine del campionato e la Juventus di Lippi ha lo scudetto praticamente in tasca. A quella sfida la Juve arriva malconcia, dopo aver perso a San Siro, contro il Milan; mentre la Lazio si presenta al top sull’onda dell’entusiasmo dato dal derby vinto. 6 punti di distanza tra le due squadre. Da una parte la Juve vive sulla classe di Zidane, i lampi di Del Piero, i guizzi di Pippo Inzaghi, la solidità di Ferrara. Dall’altra la Lazio più forte di sempre, quella dei tanti campioni dell’ultimo Cragnotti e di «Svengo», lo svedese Sven Eriksson; è la Lazio di Marchegiani, Nesta, Mihajlovic, Nedved, Veron, Mancini, Stankovic. C’è Simone Inzaghi (che oggi, vent’anni dopo, tenterà la stessa impresa). E c’è Simeone. Che con un preciso inserimento di testa segna il gol-vittoria. Quel gol dà lo slancio definitivo alla Lazio, che vola verso lo scudetto, acchiappato all’ultima giornata, mentre la Juventus naufraga nel diluvio di Perugia.

Facciamo un salto indietro nel tempo: quando Juventus-Lazio valeva lo scudetto (e anche quella fu una sfida decisiva), Chinaglia si caricò sulle spalle la squadra e travolse la Juventus campione in carica lanciando la Lazio verso il titolo: 17 febbraio 1974, all’Olimpico, 3ª di ritorno in una Serie A a sedici squadre, 286 milioni di lire di incasso (record). Vantaggio di Garlaschelli, raddoppio di Chinaglia, due rigori per la Juve, Cuccureddu lo sbaglia, poco dopo Anastasi lo segna, infine ancora Chinaglia, sempre dal dischetto. Lazio batte Juventus 3-1, pareggiata la sconfitta dell’andata a Torino. Con quella vittoria la Lazio sale a 27 punti e la Juve resta a -4. C’è un terzo incomodo: il Napoli, che però nel finale di campionato perderà il passo. Classifica finale stagione 1973-74: la Lazio vince il suo primo storico scudetto con 43 punti, Juventus seconda a 41.

Erano stagioni d’oro per la Lazio, che per almeno tre anni lottò per i primi posti. L’anno prima del titolo infatti andò così: quando Juventus-Lazio valeva lo scudetto - siamo nel campionato 1972-73 - sempre alla 3ª di ritorno un gol di Bettega regalò ai bianconeri un sofferto successo e Zoff parò anche le mosche. Fu una vittoria pesantissima, decisiva per la corsa al titolo. La Juve di Vycpalek vinse poi lo scudetto con due punti di distacco dalla Lazio di Maestrelli, fresca neopromossa in Serie A, tra loro si piazzò il Milan.

L’anno dopo il trionfo: quando Juventus-Lazio valeva una speranza di scudetto, la Lazio di Chinaglia e Frustalupi, Re Cecconi e D’Amico vinse 1-0 all’Olimpico con un autogol di Scirea e si avvicinò ad un solo punto dalla Juventus capolista. Era la 12ª giornata del campionato 1974-75, la Lazio era campione in carica e quell’anno il male colpì Maestrelli, condizionando il cammino della squadra. La Juventus di Parola vinse lo scudetto, la Lazio chiuse al quarto posto e a quel punto scivolò sempre più giù nella gerarchia del nostro calcio.