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Ernesto Torregrossa arriva stabilmente in Serie A a 28 anni, pronto a giocarsi una chance da titolare con la maglia della Sampdoria. Il centravanti ex Brescia, però, alle spalle ha una famiglia di sportivi. Mamma pallavolista, papà ex calciatore dilettante, fratellino aspirante calciatore: "​Sì, siamo una famiglia di nomadi dello sport. Io sono venuto via da casa adolescente per giocare al Nord confermando questo spirito della mia famiglia" ha raccontato a Il Secolo XIX. "Prima esperienza a Lucca, avevo 15 anni, e ricordo che mi avevano dato una bici per andare a scuola. Solo che le mura della città hanno tante porte e non sapevo in quale passare per arrivarci. Così chiamai papà a casa e lui mi rispose "devo venire io lì a cercarti la scuola?".

Torregrossa è stato colpito dalle prime impressioni genovesi: "Bellissime. Sono stato accolto come a casa, dico davvero. Dal mister ai compagni a tutti, non immaginavo. Il presidente in primis. Lui ha anche il merito di aver convinto Cellino, che non è facile". Qui però non sarà titolare, cambia qualcosa? "Niente perché neppure quattro anni fa, quando arrivai al Brescia, ero un titolare e tutto quello che ho avuto me lo sono conquistato. Cercherò di farlo anche stavolta, grato al Doria della chance. Arrivare a 28 anni in A significa che ci arrivo maturo e per certi versi è un vantaggio. Ma ci arrivo anche con la voglia di imparare dagli altri per migliorarmi. E qui, tra campo e panchina, di maestri ne ho tanti. Arrivo felice e carichissimo".
Torregrossa è già pronto a giocare con l'Udinese: "Io sì, dipende dal mister. A dicembre col Brescia ho fatto 10 partite, direi che sono rodatissimo". Torregrossa deve molto a Corini: "Sì, perché è il tecnico che mi ha fatto fare un salto di qualità nel modo di vivere gli allenamenti settimanali, di essere d'esempio per i giovani, e di esercitare un certo tipo di leadership nello spogliatoio. Ranieri? Benissimo. Mi ha accolto caloroso e i suoi complimenti dopo Brescia-Samp dell'anno scorso non li scordo. Lavorarci insieme è un grande stimolo e un onore". L'idolo è Batistuta: "Sì, confermo, e se ho i capelli lunghi è per lui (ride). Quando ero bambino volevo sempre fare lui. Già da piccolo avevo i capelli così anche se li ho avuti pure a zero. Ora sta andando tutto bene e quindi come Sansone li tengo lunghi".

E come caratteristiche? Torregrossa non si sente solo centravanti: "Non solo, onestamente. Gioco prima punta e sono forte fisicamente, anche di testa, ma non altissimo (1,83). E poi, immodestamente, se dici prima punta pensi a un granatiere tutto forza e niente tecnica e non mi riconosco. Ho fatto tanti gol anche da fuori, anche di qualità, e spesso ho fatto segnare i compagni. Ho giocato in tanti moduli, anche con altre prime punte come Caracciolo, Donnarumma, Balotelli. Mi adatto insomma".