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La barra dello spazio sul documento di Word vuoto che uso per i Sampmania lampeggia e mi guarda. Mi sfida, mentre penso a come riempire le righe del pezzo di domani. All’improvviso realizzo che probabilmente è così che si sentono i tifosi della Sampdoria. Come un documento di Word cancellato, desolatamente vuoto, spolpato e annientato. Quantomeno, è quello che provo io. Sapete cosa mi distrugge? Il continuo contrasto tra un sabato come quello di Torino, e una domenica del genere. 

Non so da che parte cominciare, e allora credo che possa avere senso partire dalla fine, per risalire a ritroso. L’ultima immagine che ho di Sampdoria-Fiorentina è quella di uno stadio annichilito e congelato, che cerca di spiegarsi perchè gli altoparlanti del Ferraris stiano sparando a tutto volume una musichetta trionfale, dopo che Gabbiadini ha infilato alle spalle di Dragowski una rete inutile e persino irritante. Se vogliamo, questa sciocchezza è la perfetta sintesi della completa confusione societaria e della totale assenza di correlazione tra il mondo reale e un iperuranio lontanissimo, visibile soltanto da pochi eletti, dove tutto è rose e fiori. Si tratta di un universo parallelo nel quale sono i giornalisti, la stampa, il tifo non allineato, i massoni, gli alieni a destabilizzare la squadra. Non chi fa crollare come un castello di carte un CdA a 48 ore da una partita che vale quasi una stagione, no, i colpevoli non sono quelli che appiccano l’incendio, sono quelli che gridano ‘Al fuoco, al fuoco’. 
 
La realtà dei fatti dice che oggi la dirigenza della Sampdoria non c’è più, spazzata via da una modifica allo statuto e una lettera di dimissioni, e che la squadra è modesta, alla faccia di quelli che invitavano all’ottimismo e che sostenevano la tesi secondo la quale “intanto Genoa, Lecce, Spal e Brescia sono molto più scarse di noi”. Il Doria è fragile, malato e totalmente privo di qualsivoglia peso politico e credibilità in Lega. Metà degli elementi in rosa sono evidentemente inadatti alla Serie A, e lo dicono i numeri. La proprietà tenta con mosse degne dell’azzeccagarbugli manzoniano di spostare sempre un passo più in là le scadenze e le rese dei conti, mentre le attività finanziarie dell’elemento che dovrebbe garantire economicamente per la società affrontano non una, non due, bensì tre istanze di fallimento. Questo è il quadro, signore e signori, prendiamone atto. Dite la verità: ma voi ora la comprereste davvero, la Sampdoria?

L’unico collante che rimane tra squadra e ambiente è un signore che non c’entra nulla con questa Samp e questa proprietà, e che sta faticosamente tentando di mantenere a contatto pubblico e giocatori, alla caccia di un’impresa disperata e dai contorni miracolosi. Claudio Ranieri è il solo ombrello a nostra disposizione nel bel mezzo della bufera, è il pilota che con una bella dose di fortuna ti può portare nell’occhio del ciclone, evitandoti di finire stritolato dai venti dell’uragano e dalla tempesta che si sta abbattendo su Genova. Speriamo basti. E poi, se così non dovesse essere, facciamo sempre in tempo a prendercela con lui, no?
Ora vi parlerò di me. Ma non perchè voglia sostegno, e non me ne frega niente di sentirmi dare ragione. Lo faccio perchè ritengo la mia esperienza una perfetta cartina tornasole di quello che è diventato, negli ultimi cinque anni, parte del mondo che gravita attorno alla Samp. A settembre,esattamente dopo Fiorentina-Sampdoria, sottolineavo il palese vuoto di potere che si era creato a livello dirigenziale, con un Sampmania dal titolo ‘Vuoti di potere e paura degli incubi’, e mi sorbivo commenti di questo tipo: “Mi sembra che chi scrive abbia solo acquisito la caratterialità e lo scarso equilibrio proprio dei bibini. C'è da preoccuparsi si. Essere pessimisti no". "Evita droghe o alcool .......riposa che è meglio e magari evita di scrivere pezzi sulla Samp perché dici cose scontate, confuse e per il 90% inattendibili”. “Rassegnati oppure lotta, la squadra del cuore si ama a prescindere da tutto e da tutti per cui è superfluo inutile e poco professionale fare paragoni con il passato. Si vive di presente e futuro e se te non vedi futuro è un tuo problema, serie A o serie B Noi saremo sempre qui!".

No, non è solo colpa di Ferrero, se la situazione attuale è questa. Questa è, purtroppo, la riflessione più amara della mia domenica. Guidare la barca in porto sarà difficile, difficilissimo, quasi impossibile. Ma poi sarà tempo di esami di coscienza, per tutti quanti. Ora comunque la barra di Word non lampeggia più, lo spazio si è riempito ma io continuo a sentirmi ancora come un foglio completamente bianco. Anzi, forse sono persino più vuoto di prima. 

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