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Che vita grama, quella dell’allenatore. Prendete ad esempio Di Francesco, il tanto vituperato Di Francesco. Sino a sei mesi fa, era quello che avrebbe potuto traghettare la Samp a lidi più felici. Il suo era il nome che tutti rispondevano a botta sicura, dopo neppure mezzo secondo di riflessione, quando domandavi chi, a parità di giocatori, avrebbe potuto fare meglio di Giampaolo. Oggi che Di Francesco è arrivato alla Sampdoria, dopo due sole orripilanti partite di campionato si è trasformato in un incapace e presuntuoso perchè ‘non ti puoi difendere così’, in un talebano, in un maniaco del modulo (queste le ho già sentite per qualcun altro). Gente, mettiamoci d’accordo.

Certo, il fatto che si sia appena conclusa la peggior campagna acquisti degli ultimi dieci-quindici anni probabilmente non ha aiutato particolarmente il mister. “Eh ma un tecnico deve adattare il modulo agli uomini che ha”, sentenzia qualcuno. A parte che non ritengo questa affermazione necessariamente vera, ho anche un'altra obiezione da sollevare: se non fai mercato, come deve comportarsi un allenatore che ha accettato un progetto a fronte di specifiche garanzie? Nessuno ha obbligato la Sampdoria a prendere Di Francesco, nessuno ha puntato una pistola alla tempia dei dirigenti blucerchiati per costringerli a mettere sotto contratto l’ex tecnico della Roma. Nessuno ha costretto Ferrero a garantire rinforzi di un certo calibro a DiFra. Chiedergli a posteriori di arrangiarsi con quello che ha è scorretto e ingiusto. Ha certamente delle colpe, come tutti, ma non è il solo responsabile del tremendo avvio doriano.

Volete la verità? Di Francesco mi ricorda tremendamente l’orchestra del Titanic. Ne avete mai sentito parlare? Quella che suonava mentre la nave affondava, e che continuava a fare musica mentre il ponte si allagava e le scialuppe venivano stipate di gente da portare in salvo. Le era stato dato l’ordine di comportarsi come se nulla fosse, per trasmettere con le note di canzoni allegre una sensazione di normalità. Nel fuggi fuggi generale, tentava di contenere il panico e l’isteria in maniera decisamente suicida, ma assolutamente eroica. La vicenda mi ha sempre incuriosito, e per questo motivo ho approfondito la ricerca, venendo così a scoprire un’altra versione. Di fianco al racconto più diffuso, che narra di come l’orchestra del Titanic avesse contribuito a creare un senso di ordine e tranquillità nonostante le condizioni disperate, c’è anche un’altra corrente di pensiero. Secondo alcuni storici, il senso di falsa sicurezza diffuso dalle persone che suonavano avrebbe persuaso molti passeggeri a rimanere a bordo, condannandoli.

Mi sembra la metafora perfetta per spiegare il ruolo di Di Francesco, costretto a fingere che tutto vada bene mentre la nave intorno a lui imbarca acqua. E non mi riferisco agli audio WhatsApp su presunti problemi economici, alle fonti anonime non credo molto. Parlo del progetto tecnico. Aver ingaggiato un tecnico del genere, però, può anche sortire l’effetto opposto, ossia comunicare calma apparente quando invece ci sarebbe bisogno di un po’ di sana adrenalina. Anche perchè ringalluzzire l’ambiente aggiungendo un po’ di pepe dopo un mercato asfittico e malaticcio potrebbe rivelarsi l’unico sistema per vivere una stagione non dico serena, ma quantomeno priva di particolari patemi e inquietudini. Sappiamo tutti quale è l’iceberg da evitare, vero? Se volete lo esplicito, è quella paura atavica e nera – io me la immagino un po’ come un grosso ragno, tipo il Mind Flyer di Stranger Things - che dal 2010 ogni tanto ciclicamente striscia e si insinua nelle pieghe dell’animo dei tifosi blucerchiati. Anche se nessuno lo ammetterà mai ad alta voce.
Fortunatamente, i danni strutturali sono meno profondi di quelli del Titanic, lo scafo regge e ritengo che il naufragio si possa evitare. Ma persino io, ottimista di natura, noto che almeno tre o quattro società arrivate lo scorso anno dietro alla Samp in classifica si sono notevolmente rinforzate: Genoa, Fiorentina, Cagliari e Sassuolo attualmente le piazzo davanti ai blucerchiati, forse anche il Bologna, mentre il Parma lo colloco all’incirca sullo stesso livello dei doriani. Se c’è una cosa che mi ha insegnato, quella maledetta annata 2010, è che avere i nomi più forti sulla carta non vale niente, quando le varie componenti (societaria, campo, ambiente) si mescolano. Di Francesco, pur tra le note tranquillizzanti dei vari “Ho fiducia nella società, nel gruppo, ho varie scelte, Ferrero con me è sempre stato chiaro e sincero” qualche S.O.S. lo ha lanciato. Parecchi anche belli forti. Ha persino affrontato il comandante, anzi, 'er comandante' Edward Smith in persona, in un faccia a faccia che mi descrivono come bello tosto. Ora che il mercato è chiuso, e da terra nessuno pare aver recepito le richieste di aiuto, mi auguro che almeno l’ambiente Samp le abbia captati. Potrebbe bastare a correggere leggermente la rotta, e ad evitare la donna bianca che sta in mezzo al mare, “così enorme, alla luce delle stelle, che di guardarla uno non si stanca”. Non vorrei proprio ritrovarmi tra qualche mese a osservare costernato Di Francesco ritto sul ponte di una nave spezzata in due, mentre suona motivetti allegri.

P.S. Il sottoscritto andrà in ferie 10 giorni. Per questo motivo non vi martorierò con i miei Sampmania per un paio di settimane. Ci rivediamo per Samp-Torino. Tenete conto che l'ultima volta in cui ho lasciato Genova, è successo di tutto: Garrone in piazza, comunicati, dichiarazioni di Ferrero... a buon intenditor...

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