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Sconcerti, terzo pareggio di fila per la Juve e partenza in campionato col freno a mano.
«Io vedo una Juve scombinata e anche sfortunata, perché col Verona negli ultimi venti minuti poteva avere certamente di più dalla partita. E’ una squadra vanesia perché non c’è sofferenza, vedo giocatori che non corrono, non combattono. Non mi sembra una squadra dentro un progetto».

Ti sembra che Pirlo abbia in mano la situazione? Alcune sue scelte fanno discutere? Bernardeschi titolare, Bonucci che va sulla linea dei centrocampisti, Kulusevski in panchina.
«Credo che sia certamente padrone della situazione, certo. Sono tutte scelte sue, le ha fatte ragionandoci sopra. Bernardeschi devi cercare di recuperarlo, era giusto schierarlo. Se l’è giocato in una partita di transito tra due partite di Champions»

E Kulusevski?
«Sarà uno dei più importanti giocatori dei prossimi dieci anni. Senza scomodare paragoni, però mi sembra Ibrahimovic a vent'anni, perché è uno che ha una faccia immobile, non gli frega niente di quello che può succedergli intorno, ha un fisico bestiale unito a un piede, il sinistro, davvero fantastico. Il gol segnato col Verona è uno di quelli che faceva Ibra a vent'anni con l'Ajax. L'arroganza fisica di questo ragazzo è impressionante. Guarda che la Juve è cambiata quando è entrato lui. L'ha cambiata da solo. E succede raramente quando hai vent’anni».

Dybala era alla prima partita vera dopo tre mesi. Come va giudicato?
«Dybala non va giudicato partita per partita. L'abbiamo visto giocare meglio altre volte, certo. La parte migliore di Dybala è stata quella finale, è un segnale incoraggiante anche per il futuro. Quando la Juve ha cominciato a giocare bene, anche lui ha alzato il livello del suo rendimento. Adesso giocheranno in due tra Morata, Dybala e Kulusevski, che è l’antagonista vero di Paulo».

Non credi che il Napoli sia stato sottovalutato?
«Non da me, ho sempre pensato che fosse competitivo e con Bakayoko, Gattuso ha chiuso e completato la squadra. Ora ha 14-15 titolari e ha un gruppo completo, al contrario della Juventus e di tante altre. E’ un campionato aperto, senza una vera squadra che domina».
L’abbiamo detto anche l'anno scorso
«Sì, infatti l'anno scorso la Juventus fu la migliore delle seconde, perché vinse lo scudetto pur perdendo sette partite, che sono un’enormità».

Pensi che il lavoro di Conte sia virtuoso? Sta dando frutti?
«Penso che l'Inter quasi costituzionalmente non può giocare bene, ma è fatta per vincere. Prendi il centrocampo: paradossalmente, non c’è, ma Conte ha tanti giocatori importanti e li può girare come vuole. Ora siamo arrivati a Vidal regista. Conte procede per abbondanza e tiene concentrata la squadra: questa è la sua bravura, è bravo a gestire queste situazioni. La verità è che Conte oggi contribuisce a fare dell'Inter la squadra più competitiva di tutto il campionato».

E intanto Ranieri continua a stupire.
«E’ la conferma che gli allenatori di oggi sono una controfigura pallida dei colleghi di ieri. Ranieri ha girato il mondo, ne ha viste di cotte e di crude, ma non sbaglierà mai troppo. Ranieri, per esempio, la Juventus l'avrebbe amalgamata in fretta».

Il presidente della FIG Gravina con una lettera ha chiesto aiuti allo Stato. Gravina chiede liquidità agevolata, rinvio delle scadenze fiscali e aiuti a fondo perduto. Che ne pensi?
«Chiedere aiuto allo Stato è legittimo, perché il calcio è indubbiamente un’azienda. La lettera di Gravina direi che è ovvia, ma il vero problema riguarda le società. Ma se il calcio dovesse chiudere che fa lo Stato, mette in cassa integrazione i giocatori? No, è impensabile. Il problema è un altro. Ed è quello degli stipendi, che non sono collettivi, ma singoli. Tanto che - mi pare opportuno ricordarlo - quando ne discussero in primavera i club non hanno ottenuti tagli, ma solo rinvii. La vera spada di Damocle, se il calcio dovesse chiudere, è proprio questa. E l’articolo 1460 del codice civile, che non è automatico perché non c’è giurisprudenza, dice che se non c’è prestazione sportiva non c’è corrispondenza. Cioè: se non giochi non ti pago. Resta da stabilire se la prestazione sportiva può essere considerato l’allenamento, ma per i calciatori il rischio vero è quello di non essere pagati, perché l'azienda - il club - può farlo».