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Le squadre B? Esistono già, non serve che ci s'ingegni a studiarne il modello e a disegnare le riforme dei regolamenti che consentano di farle iscrivere ai campionati. Ne trovate la dimostrazione giusto in Serie B, la categoria il cui nome sembra essere stato trasformato in una ragione sociale: la categoria in cui qualche giovane promessa e uno sterminato esercito di esuberi vengono parcheggiati in prestito dai club di Serie A, in attesa di capire cosa farne o che i contratti in essere scadano. E va precisato che non si tratta di una peculiarità della Serie B, poiché il flusso dei prestiti va a cascata nelle categorie inferiori. A partire dalla Serie C, categoria della quale parleremo a breve e che si vede scaricare calciatori provenienti sia dalla A che dalla B. Un flusso continuo di atleti sovrannumerari messi a occupare le caselle in organico dei club di categoria inferiore, con l'effetto di inaridire la possibilità che questi compiano la più preziosa delle funzioni cui sarebbero chiamati: la formazione. Intesa come crescita (e patrimonializzazione) dei propri calciatori, non certo lo sviluppo (o formazione per conto terzi, con rinuncia alla patrimonializzazione in cambio della paghetta costituita dai premi di valorizzazione) di quelli altrui.

L'analisi dell'ultima sessione di calciomercato segnala una situazione che qualche allarme alla presidenza della Lega di B dovrebbe suscitarlo. Collezionando i dati ricavati dal sito della stessa Lega e incrociati con quelli di Transfermarkt (che hanno consentito di correggere qualche lacuna) viene fuori una cifra impressionante: ben 106 calciatori prestati dai club di Serie A a quelli di Serie B. Un numero che, se venisse distribuito su rose da 25 calciatori, formerebbe 4 squadre da iscrivere al campionato, e si avrebbe altri 6 calciatori d'avanzo. Va aggiunto che 106 non è il numero totale dei calciatori prestati alle società di Serie B. Se ne può contare un altro gruppetto, costituito da calciatori prestati fra le stesse società di B o di diversa provenienza. Ma il numero significativo rimane quello dei calciatori giunti dalla serie superiore, a occupare posti in rosa e in campo che molto meglio le società farebbero a lasciar occupare da calciatori propri. Ciò che rende urgente un punto di riforma dei regolamenti da mettere in agenda: a quando un drastico limite ai prestiti, sia in entrata che in uscita?

LA BULIMICA ATALANTA – La panoramica va divisa in due sezioni: quella dei club di Serie A prestatori e quella dei club di Serie B prestatari. Due liste separate che danno vita a intrecci complessi e casi-limite che meritano analisi a sé. Questi ultimi saranno illustrati nelle puntate successive. In questa fase ci si limita a valutare dati complessivi, e tuttavia non si può fare a meno di citare l'esempio eclatante e chiedersi: ma cosa diamine se ne farà l'Atalanta di tutti questi calciatori? Soltanto nel campionato di B ne ha piazzati in prestito 18, che sui 106 totali fanno quasi il 17%. La distribuzione dei calciatori atalantini è la seguente: 3 al Pescara (Rodrigo Guth, Raoul Bellanova e Christian Capone) e alla Reggiana (Nicolò Cambiaghi, Gabriel Lunetta e il mitico Simone Muratore, pagato 7 milioni di euro per prelevarlo dalla Juventus Under 23), 2 al Pisa (Marco Varnier e Luca Vido), al Monza (Davide Bettella, pagato 5 milioni di euro all'Inter nell'estate 2018, e Andrea Colpani) e alla Reggina (Enrico del Prato e Lorenzo Peli), e 1 a testa Ascoli (Khadim Ndiaye), Cremonese (Luca Valzania), Frosinone (Marco Carraro, pagato 5 milioni di euro all'Inter, anche lui nell'estate 2018), Pordenone (Alessandro Mallamo), Spal (Khaleb Memeh Okoli) e Vicenza (Jacopo Da Riva). Segue la Lazio con 11 prestiti, ma si tratta di un dato condizionato dal gran numero (ben 9) di calciatori spostati alla Salernitana che si trova sotto la stessa proprietà. Per questo risulta più rilevante la posizione del Sassuolo, che presta un calciatore in meno (10) ma rifornisce 7 squadre: 3 alla Spal (Marco Sala, Leonardo Sernicola e Enrico Brignola), 2 alla Cremonese (Marco Pinato e Luca Ravanelli), e 1 ciascuno per Ascoli (Nicholas Pierini), Lecce (Claud Adjampong), Monza (Davide Frattesi), Pisa (Luca Mazzitelli), e Virtus Entella (altro nome altisonante: il portiere Alessandro Russo, il cui acquisto da parte della società noroverde ha regalato nell'estate del 2019 una plusvalenza da 7 milioni di euro al Genoa). La graduatoria generale dei prestiti della Serie A alla B è la seguente: Atalanta 18, Lazio11, Sassuolo 10, Genoa 9, Fiorentina e Juventus 7, Inter 6, Hellas Verona, Napoli e Roma 5, Benevento, Bologna, Milan, Parma e Sampdoria 3, Torino e Udinese 2, Cagliari, Crotone  e Spezia 1.
SERIE BOH – Per capire quale sia l'andazzo della Serie B è sufficiente prendere la prima società in lista per ordine alfabetico e vedere quale sia la sua situazione, l'Ascoli. I bianconeri marchigiani hanno incamerato 9 prestiti dalla Serie A: 3 dal Bologna (tutti quelli prestati dalla società rossoblu, ossia Gianmarco Cangiano, Mouhamadou Sarr e Gabriele Corbo), e 1 ciascuno dagli immancabili Atalanta (Khadim Ndiaye) e Sassuolo (Nicholas Pierini), e poi da Benevento (Oliver Kragl), Hellas Verona (Lubomir Tupta), Torino (Brijan Ibrahimi) e Udinese (Riad Bajic). Peraltro l'Ascoli non è nemmeno il caso più eclatante. Scenderemo nel dettagli coi prossimi articoli, dunque per il momento ci limitiamo a dare la graduatoria dei club che hanno attinto più prestiti dalla serie A: Pescara 13, Salernitana 11, Ascoli 9, Empoli 8, Reggiana 7, Cremonese Monza, Reggina, Spal e Vicenza 6, Chievo, Cosenza, Pisa e Virtus Entella 4,  Frosinone e Lecce 3, Brescia, Cittadella e Pordenone 2, Venezia 1. Fa specie vedere società che fino a ieri l'altro si fregiavano dell'etichetta di formatrici e adesso attingono abbondantemente ai calciatori eccedenti della Serie A. Un atteggiamento che fotografa lo stato di un campionato privo di identità, incapace di trovare una sua missione. La Serie Boh.
(1. continua)

@pippoevai