Commenta per primo

In una lunga intervista rilasciata a "Sette", Andrea Stramaccioni, mister dell'Inter, racconta com'è cominciato il suo cammino. Tutto inizia quando Bruno Conti (campione del mondo '82 e dirigente della Roma) gli affida i giovanissimi classe '94: "Dopo qualche giorno mi ha chiamato e mi ha detto che non andavo bene per quella squadra, pensavo mi volesse cacciare ed invece mi affidò i giovanissimi, è stato un salto di due classi."

Strama continua e parla del suo approdo sulla panchina neroazzurra: "Significa che anche in Italia uno che non è un giocatore famoso, nè un figlio di chissà chi, può arrivare a guidare una grande squadra. So che conta molto l'esperienza, ho affrontato allenatori come Zeman o Ventura che allenavano quando io manco ero nato. Ad aiutarmi è stata l'esperienza come osservatore di club professionistici, lo studio dei giocatori, quello che appuntavo e scrivevo. Sono uno che impara velocemente.

Strama prosegue ricordando l'importanza dell'educazione impartitagli dai genitori: "Nessuno potrà mai cancellare quello che mi hanno spiegato. Io e mio fratello siamo cresciuti con concetti chiari e semplici, ma non ci è mai mancato nulla. Dovevamo avere rispetto per tutto ed in ogni cosa che facevamo, dovevamo metterci tutto l'impegno possibile."

Il mister nerazzurro ricorda l'addio alla carriera di calciatore: "Sognavo la Serie A, volevo giocare. Anche adesso quando do dei calci al pallone il ginocchio si gonfia. Ero ingrassato molto, ne sono uscito grazie a genitori e studio (laurea in giurisprudenza).

L'allenatore romano parla poi di 'Pupi' Zanetti': "Lui è al di là dell'umano. Il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene, si ferma a fare la ginnastica post allenamento. Credo sia questo il segreto di vent'anni di Inter. Gioca ogni partita come se fosse la primo o l'ultima."

A chi gli chiede quale sia il suo segreto, Stramaccioni risponde: "Magari un giorno qualcuno mi dirà che non capisco un ..... di calcio ma nessuno potrà dirmi di non essere stato sincero. Come con Cassano, noi ci capiamo perchè parliamo la stessa lingua, quella della strada."

Strama si congeda con un aneddoto sul Presidente Moratti: "Nel suo ufficio abbiamo parlato per due ore. Mi mise un foglio davanti e mi chiese cosa pensavo dell'Inter. Gli dissi che potevo parlargli della Primavera, la prima squadra l'avevo seguita poco, spesso giocavamo agli stessi orari e poi non andavo a rivedermi le partite. Lui mi guardò e disse che non contava cosa dicessero o pensassero gli altri. Contava solo che ero il nuovo allenatore dell'Inter."