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    Su Juventus-Salernitana scendono i titoli di coda dell'Allegri-bis: una squadra senza idee che non sa più nemmeno difendere

    Su Juventus-Salernitana scendono i titoli di coda dell'Allegri-bis: una squadra senza idee che non sa più nemmeno difendere

    • Renato Maisani
      Renato Maisani
    Non è più un discorso legato a "giochisti" e "risultatisti", qualora lo fosse mai stato. Non è più nemmeno un discorso legato al numero di occasioni, expected goals, sfortuna, pali e traverse. È un discorso molto più semplice, legato a un concetto generale: la Juventus, indipendentemente da assenti, interpreti o finali imminenti, non può approcciare in questo modo una partita presentata come determinante, giocando alla pari contro una Salernitana retrocessa da mesi e rischiando di perdere sia prima di trovare il pari, sia dopo averlo trovato.

    Un caos per nulla produttivo, un'incapacità assoluta nel far prevalere la maggiore qualità, la maggiore esperienza, ma soprattutto le motivazioni. La Juventus sembrava la squadra già in vacanza da mesi, la Salernitana quella alla disperata ricerca dei tre punti. Il leit-motiv è stato questo per tutta la durata della gara, recupero incluso quando la Salernitana, non paga del pari strappato allo "Stadium" è andata ad un passo dalla vittoria.

    La Juventus vista oggi allo 'Stadium' è stata probabilmente la più brutta della gestione Allegri e, se è vero che la sfortuna non ha sorriso alle conclusioni dei bianconeri, è altrettanto vero che riuscire a trovare la via del goal soltanto nel finale contro una squadra che di reti ne aveva subite 75 nelle precedenti 35 gare, è un dato sul quale riflettere e sul quale staranno sicuramente riflettendo i vertici del club bianconero.

    Gli alibi per mister Allegri sono stati tanti e anche chi scrive ha sempre pensato che l'organico a disposizione del tecnico livornese non fosse attrezzato per fare la corsa sull'Inter e probabilmente nemmeno per tener testa al Milan, ma adesso il problema non è più il piazzamento in classifica nè "il bel gioco", ma l'atteggiamento della squadra e dei giocatori. Una squadra che, in svantaggio per 0-1 contro il fanalino di coda del campionato, continuava a giocare all'indietro persino i falli laterali da metà campo, ad imbastire la manovra talvolta con 5 giocatori in linea difensiva, anche quando il pressing della Salernitana era ridotto al solo Tchaouna, attaccante improvvisato.

    "Nel calcio non bisogna essere frenetici, bisogna essere veloci", ha commentato Allegri nell'immediato post-partita ai microfoni di DAZN. Ma quello che si è visto nella manovra offensiva dei bianconeri è stato invece proprio questo: frenesia tanta, velocità nessuna. E allora, proprio partendo dalle parole del tecnico, vuol dire che nulla va come dovrebbe andare. E che, probabilmente, il mister non ha più la capacità di trasmettere alla squadra i suoi dettami di gioco. E non è certo un problema da poco.

    Probabilmente mercoledì all'Olimpico vedremo tutta un'altra Juve, sicuramente galvanizzata dalla possibilità di conquistare un trofeo, ma quella vista oggi contro la Salernitana è una di quelle partite che solitamente segnano la fine di un'epoca. Come il ko interno per 4-1 della Roma di Zeman contro il Cagliari (quella dell'autogol di Goicoechea), che segnò la fine della carriera ad alti livelli dell'allenatore boemo, o come la sconfitta rimediata per 1-0 a San Siro contro il Benevento dal Milan di Gattuso, che verosimilmente segnò la fine del rapporto tra 'Ringhio' e il club rossonero.

    Oggi, probabilmente, l'Allegri-bis ha toccato il suo punto più basso e fatto partire i titoli di coda dopo tre anni fatti di (pochi) alti e (tanti) bassi, ma soprattutto di una confusione generale, negli uomini e nell'atteggiamento, che ha inevitabilmente condizionato anche il rendimento dei giocatori più talentuosi. Non è più un problema di "bel gioco", è un problema di mordente, di idee e soprattutto di incapacità nel far pesare quel divario tecnico che ormai non si nota più, nemmeno contro l'ultima della classe. Ed è persino un problema di organizzazione difensiva, adesso. Insomma, non si salva più nulla in questa barca che naviga ormai a vista da settimane e che ha bisogno di un nuovo condottiero per ritrovare la sua rotta.

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