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  • Il Torino che verrà:| C'è anche Brighi nei programmi

    Il Torino che verrà:| C'è anche Brighi nei programmi

    • A.S.

    Era uscito dai radar, è tornato a essere un caposaldo. L'uomo delle svolte. Oppure la chiave di volta. La storia di Matteo Brighi nel Toro è un'architettura di fatti e simboli, arabeschi e polemiche. Nata in estate, ancora in cerca di destino: la sua avventura passò attraverso un lungo periodo di prova in ritiro, con i contratti tra Toro e Roma già pronti, solo da depositare. Ma preoccupavano gli strascichi del grave infortunio al polpaccio (con ricaduta) occorso al centrocampista nella scorsa stagione all'Atalanta. L'accordo con i vertici giallorossi per un prestito puro (e con parte dello stipendio pagata dalla stessa Roma) venne a galla in fretta. Più lunghe le fatiche del ragazzo, in quota e poi al livello del Lago d'Orta. Finché, prima di Ferragosto, arrivò il giorno del giudizio: non semplicissimo, per un Torino che doveva assumersi ufficialmente la responsabilità della sentenza. Comunque la fumata risultò bianca. Baci e abbracci: contratto depositato, Brighi diventò un giocatore del Toro a tutti gli effetti al termine di un doppio ritiro estivo, positivo sia dal punto di vista fisico (questo l’unico vero busillis da sciogliere) sia sotto il multiforme aspetto del suo inserimento in rosa (e per uno con la sua esperienza in A era il minimo...).

    AVANTI E INDIETRO - Partì titolare, a Siena come contro il Pescara, seconda giornata. Quando il centrocampista riuscì pure a infilare il suo primo gol in granata. Fu l'inizio di un'ascesa, tra fine estate e autunno, che ebbe tra gli effetti anche una serie di messaggi diplomatici tra le parti. Non si coglieva solo soddisfazione per il rendimento del ragazzo, nel Torino. Si cominciava anche a ragionare a lungo termine. Mentre Brighi, attraverso il suo agente, mandava segnali costruttivi quanto a un'eventuale ridefinizione della sua futura costruzione contrattuale col Torino. E qui si può saltare all'oggi. E' storia fin troppo nota ciò che si è materializzato in questi ultimi 3 mesi, tra novembre e la fine di gennaio. Una progressiva difficoltà nei rapporti interni, connessa (prima l'uovo o la gallina?) con una uscita di scena sempre più evidente. Con Basha, con Vives al fianco di Gazzi. Sempre meno con Brighi. Redarguito pure da Petrachi, a un certo punto, per presunto scarso impegno in allenamento. Il mese di gennaio, con l'accantonamento di Brighi anche a Catania, portò il giocatore a chiedere di essere ceduto, dopo che l’ipotesi ballava già da qualche settimana. Bologna, Chievo effettuarono sondaggi. Il Toro prese tempo, anche perché si stava per spalancare l'epidemia contro il Siena (più di mezza squadra fuori tra squalifiche e infortuni). Brighi dovette giocare per forza. Dopo appena 5' sbloccò il risultato. Fu l'inizio della resurrezione. Titolare anche nella vittoria successiva sul Pescara, nel bel pari di Milano con l'Inter, nello 0-0 comunque confortante contro la Samp. Altro che emarginato. Caposaldo, come a inizio stagione. Dalla sua, l'intelligenza tattica, la qualità del tocco e della visione, la capacità di inserirsi, le motivazioni ritrovate.

    LA SITUAZIONE - Brighi vanta un contratto con la Roma in scadenza nel 2014. Ingaggio alto, 1,3 milioni netti (Cairo copre circa 800 mila euro, il resto è a spese della società capitolina). Da tempo il club giallorosso ha escluso Brighi dai propri progetti, per cui la situazione del centrocampista (32 anni tra meno di una decina di giorni) è destinata a essere aperta a ogni tipo di sviluppo, tranne (a meno davvero di un colpo di scena) l’ipotesi dell’allungamento contrattuale a Roma. Il giocatore, consapevole dei tempi che corrono, nonché alla ricerca probabilmente dell'ultimo vero contratto della sua carriera, non chiude a priori la porta davanti alla possibilità di spalmare l'ingaggio della prossima stagione, a fronte di un passaggio a titolo definitivo e di un legame di nuovo pluriennale. Il Torino, avendolo in casa con rinnovata soddisfazione, può avere dalla sua una sorta di prelazione morale. Il rendimento del giocatore nei prossimi mesi, in un clima non più ondivago, può rivelarsi l'ultima, definitiva chiave di volta per il suo futuro.

    (Tuttosport - Edizione Locale)

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