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E’ stata una bella Inter quella vista contro il Real Madrid, dovremmo quindi essere felici di aver visto una squadra tosta, organizzata e determinata. Purtroppo però, alla fine, l’essere stati belli ha solo dato un sapore ancora più amaro alla sconfitta subita. Una magra consolazione quella di aver visto l’Inter dominare nel primo tempo il Real, nel concreto si esce da San Siro con zero punti e con l’ultimo posto in classifica del girone in compagnia dei sempre presenti ucraini dello Shakhtar.

L’Inter entra in campo determinata, senza nessuna paura del blasonato avversario e priva di alcun timore reverenziale dei 13 volte campioni d’Europa, tutto ciò nonostante la doppia sconfitta subita non più tardi di un anno fa. La squadra di Inzaghi non lascia respirare quella di Ancelotti e nei primi 45 minuti colleziona occasioni su occasioni: Dzeko stoppato 3 volte da Courtois, poi Lautaro 2 volte, Brozovic a fil di palo, Skriniar di testa e di piede, insomma l’Inter ci ha provato seriamente in moltissime occasioni ma, per un motivo o per un altro, non è riuscita a segnare complicandosi così le cose con lo scorrere del cronometro.

Nel secondo tempo la partita è cambiata, il Real ha approfittato della difficoltà fisica dell’Inter che ha lasciato campo agli uomini di Ancelotti, il risultato è stato il pressing madrileno sul muro nerazzurro retto soprattutto dal gigantesco Skriniar. Sembrava che tutto dovesse concludersi con un “pilatesco” pareggio, ma quando le cose non girano e la fortuna non è dalla tua l’imprevisto è dietro l’angolo.

Gli incubi nerazzurri si materializzano al minuto novanta e hanno le sembianze del brasiliano Rodrygo che sfrutta l’assist dell’altro nuovo entrato Cavaniga, a sua volta bravo a liberarsi della “svagata” marcatura di Vecino, e decide il match. Alla fine Ancelotti ci punisce all’ultimo minuto, vero e proprio marchio di fabbrica dell’ex allenatore rossonero che al 94° con il Real ha pure vinto una Champions.

I rimpianti sono molti ma ci sono anche tanti motivi per restare ottimisti.
Ovvio che perdere così fa molto male, l’occasione era ghiotta e la vittoria sarebbe stata anche meritata, ma si torna ad Appiano con la consapevolezza di essere stati superiori ad una grande d’Europa così come hanno anche ammesso tutti i quotidiani spagnoli. L’impressione è che Inzaghi stia lavorando molto bene ma anche che abbia ancora bisogno di tempo per capire fino in fondo la sua rosa e i suoi interpreti.

I cambi effettuati dal mister nerazzurro contro il Real hanno lasciato qualche dubbio. La mossa di togliere Barella sullo 0-0 a 5 minuti dalla fine mi ha lasciato perplesso per più di una ragione. Ovvio che il motivo del cambio non poteva essere la stanchezza, se un giocatore come Nicolò ha giocato quasi tutta la gara non subirà certo la fatica nello sprint finale. Togliere un punto di riferimento come lui nei minuti cruciali e decisivi del match è stato rischioso, soprattutto se si considera che Vecino (subentrato per il 23 nerazzurro) non è proprio un maestro della fase difensiva e della marcatura a zona. I cambi, che spesso in campionato hanno fatto la differenza a nostro favore, ci hanno condannato.

Il Madrid con i “panchinari” ha confezionato il gol partita, noi con i nostri abbiamo abbassato drasticamente il livello fino a rinunciare ad attaccare. Vidal, Vecino, Correa e Dimarco non sono riusciti a calarsi appieno nel match, solo Dumfries ha dato un contributo efficace riuscendo, con qualche cavalcata delle sue, a rendersi pericoloso in area Real.

Insomma c’è molto da lavorare sia sulla concentrazione in questi match decisivi sia per quanto riguarda le prestazioni di qualche singolo che ancora deve “carburare”. Iniziare perdendo, anche se contro una big come il Real, non è mai una cosa positiva ma le risorse per rialzarsi subito ci sono e sono evidenti. Contro lo Shakhtar sarà già quasi un dentro-fuori e stavolta la testa dovrà essere costantemente presente, senza insicurezze e concentrata fino al fischio finale.