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    Udinesemania: l'addio a Di Natale e uno spogliatoio da rifondare

    Udinesemania: l'addio a Di Natale e uno spogliatoio da rifondare

    Finisce un campionato primo quasi totalmente di emozioni calcistiche. Un leggero brivido nel finale a caccia di una salvezza perlomeno dignitosa, ma che invece ha visto l'Udinese cadere bruscamente prima col Torino e poi col Carpi, riuscendo solo grazie al punticino di Bergamo a salvarsi con il minimo scarto. Una tristezza senza fine e il punto più basso dell'era Pozzo dal ritorno in serie A, una parabola discendente iniziata con l'addio prematuro di Guidolin e chiuso ieri con i saluti di Pasquale, Domizzi e Di Natale.

    Qualcuno dice che una volta toccato il fondo si può solo risalire, certo è che qui il lavoro quello vero spetta alla società, perché forse il fondo magari non è stato ancora toccato del tutto. La paura della serie B quest'anno è stata compagna di viaggio costante per i giocatori e ora bisogna per forza rifondare. Troppe volte si è pensato che bastassero due tre innesti, sono due stagioni che non va e ora con gli addii dello zoccolo duro dello spogliatoio, mancheranno sia gli italiani che i giocatori di esperienza che servivano a far maturare i giovani in arrivo.

    Starei qui a risollevare vecchie buie situazioni come la storia della cessione di Pinzi o quella della Dacia Arena, ma tant'è non è compito mio ne dei tifosi continuare a parlare a una società che le orecchie le apre solo per sentire gli elogi. Ma in cuor mio spero che abbiano fatto tesoro di queste piccole cosette, perché nel futuro se vogliamo metterla in ottica un po' romantica, servirà si una mano sul taccuino ma forse quella più importante andrà messa sul cuore, perché non ci sarà più la possibilità di salvare la faccia rinnovando contratti a caso a Di Natale.

    L'unica nota positiva della serata di ieri, ma che poi è anche l'unica di tutta la stagione è stato l'affetto dei friulani offerto ai propri beniamini compagni di mille battaglie. Pasquale, Domizzi e Di Natale sono i primi che a memoria abbiano avuto una vera e propria festa d'addio, in cui solo loro e i tifosi sono stati i protagonisti. Ma loro questo affetto e questo attaccamento da parte della tifoseria se lo sono meritati in campo come nella quotidianità per le vie del centro di Udine e del Friuli. Anche questo la società dovrà tenere in considerazione, servono uomini prima che calciatori per rifondare uno spogliatoio che in questo momento di buono ha solo lo stadio che gli hanno costruito attorno.

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