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Sono convinto che per Conte questo scudetto all’Inter finirà per contare più del primo alla Juve. Non è un problema tecnico, penso soprattutto al peso che ha avuto Conte sulle due società. Nella Juve qualunque allenatore ha un limite, c’è una forte presente dell’azienda, con un presidente azionista che vive la società come mestiere, giorno per giorno. La proprietà è la stessa da un secolo, le abitudini si sono selezionate e consolidate, ogni vittoria ha portato la propria. L’Inter ha sempre avuto un andamento più familiare, fin dai tempi di Moratti padre; l’affetto ha prodotto creatività ma anche un po’ di anarchia. Conte l’ha fermata. Ha potuto farlo perché la società non aveva modelli pesanti da suggerire, veniva da un’altra cultura, ma sentiva il bisogno di una nuova chiarezza, forse anche di una diversa severità. Serviva un grande allenatore francescano che smacchiasse i vizi accumulatisi tra i giocatori e nella società. Nell’Inter Conte ha potuto essere ascoltato fino a diventare determinante nella gestione di ogni dettaglio. E’ questa la differenza. Gli scudetti poi sono scudetti, dovunque si vincano. Ma all’Inter Conte ha fatto il manager totale, alla Juve l’allenatore.

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