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Quello che fino a qualche giorno fa sembrava uno scenario riluttante, adesso rappresenta la chiave di volta del futuro della Fiorentina. La cessione di Federico Chiesa era uno dei punti fondamentali del rilancio della famiglia Della Valle, tornata in campo dopo mesi di lontananza orgogliosa e forzata: “Fede resta, rifiuteremo qualsiasi trattativa”, questo era il diktat trapelato. La realtà, nelle ultime ore, è però mutata. È la legge del mercato che ha imposto un cambio di marcia. Aver fatto i conti con l’attualità ha posto la società davanti a un problema insormontabile: i soldi a disposizione, per il mercato, non bastano. E una cifra superiore ai cinquantacinque milioni di euro è rischiosamente declinabile.

Andrea Della Valle se ne occuperà in persona: rientrerà dal Medio Oriente – dove era impegnato in affari per le sue aziende – e capirà quali sono i margini di manovra. Sa che la scelta deve essere ponderata, un errore nella questione sarebbe fatale per un rapporto ai minimi termini e in stallo di salvataggio. La simbologia di Chiesa, per Firenze, è ciò che ha mosso la piazza a dare un’altra opportunità nella scorsa stagione. Con Simeone forma un tridente giovane, potenzialmente da sogno, e interrompere i sogni costa caro. La pioggia di denaro – magari anche di contropartite – però fa gola: di contro, l’importanza di un giocatore, nel quale la città si riconosce. Lo coccola, lo critica, ma alla fine si rivede in lui. Lasciarlo andare, specialmente in Italia, avrebbe effetti imponderabili.

Gli scricchiolii sulla ferma posizione della Fiorentina hanno iniziato a verificarsi all’intensificarsi dei sondaggi esterni. Chi direttamente con Andrea – vedi, per esempio, Aurelio De Laurentiis – e chi con Pantaleo Corvino, il quale avrà alzato la cornetta del telefono per farlo presente ai piani alti, gli stessi che lo hanno informato dei soli dieci milioni – o poco più – a disposizione per il mercato, cifra che sarà confermata anche nel prossimo e imminente CdA. Un budget che esclude i riscatti di Pezzella e Saponara, diciannove milioni di esborso complessivo. Le proposte, dunque, si sono tramutate dapprima in tentennamenti e poi in dubbi, colossali quesiti sulla scelta. Poi c’è la terza via, quella riguardante Enrico, il papà/agente che rispetta la società e conosce bene quale sia la scelta migliore. Rimanere a Firenze, per Federico, sarebbe la via della consacrazione, ma le ultime apparizioni con la maglia della Nazionale hanno scaldato il piatto e alzato le cifre. Di giovani italiani talentuosi, in giro, ce ne sono pochi e tutti vogliono battere la concorrenza.
Davanti a un’offerta da cinquanta milioni più uno o due cartellini è naturale vacillare. Nessuno vorrebbe veder partire Chiesa, ma il budget esiguo condannerebbe la Fiorentina a un mercato mediocre e, nuovamente, pieno di intoppi e ritardi. “Le nozze con i fichi secchi”, purtroppo, non si possono fare, è risaputo. Ma andiamo per ipotesi: un introito del genere, anche superiore in termini economici senza contropartite, darebbe una linfa nuova e un’inerzia diversa alle strategie. La squadra necessita di un portiere – visti i tempi, Sportiello a 5,5 non era per niente da buttare – e di un regista, oltre all’esterno d’attacco. Tre ruoli nella formazione titolare – che diventerebbero quattro con l’eventuale cessione di Chiesa – assolutamente da innestare: i nomi circolati fin qui, seriamente, non convincono. Ma come si parla di Federico e della sua partenza spuntano Pjaca ed El Shaarawy, tanto per citarne alcuni: giocatori veri, come ha chiesto Pioli. Tutta un’altra cosa.

Senza contare le riserve, specialmente in caso di slittamento in Europa League, un’eventualità da considerare. Da tenere di lato, da una parte, ma non da escludere. Il tesoretto che arriverà, al netto dei venti milioni spesi per i vari Cristoforo, Olivera e compagni, sarà nettamente e discutibilmente inferiore. Per questo i soldi di Chiesa sarebbero una manna dal cielo. A patto che siano reinvestiti con cognizione di causa, prendendo appunto “giocatori veri”.