Nel momento più duro della sua avventura alla Juve, mentre perde una partita fondamentale e il sogno della Champions rischia di tramontare, e mentre diventa a serio rischio la sua stessa conferma sulla panchina bianconera (perché questo sta succedendo, inutile nasconderlo), Allegri dà una straordinaria lezione di stile a un mondo esagitato qual è quello del calcio.

 

Ancora a caldo, non se la prende con l’arbitro benché ci sia chi è pronto a mettergli sotto gli occhi la sceneggiata di Bonucci in occasione del primo gol dell’Atletico e le proteste dei suoi: “Mi sembra che abbia diretto una buona partita”. E non se la prende nemmeno con Simeone per quel gesto non proprio oxfordiano: “Non mi ha dato fastidio”. Né racconta balle sul fatto che gli spagnoli abbiano picchiato: “Mah, loro giocano così, lo sappiamo”.

 

Eppure molti servi sciocchi o tifosi ipertesi sono lì, pronti a trovare scuse e giustificazioni per dare alibi a una sconfitta netta sul campo oltre che nel risultato. “Il secondo tempo l’abbiamo proprio sbagliato”, dice invece Allegri pochi minuti dopo avere lasciato il campo.

 

Si tratta di un giudizio equo, corretto, equilibrato. Niente di straordinario insomma, dirà qualcuno. E invece no, perché questo mondo ci ha abituato ad allenatori - e non solo allenatori - per i quali i colpevoli sono sempre gli arbitri, gli avversari, il fato avverso, il calendario. Invece Allegri conserva lucidità, freddezza e onestà anche nella notte della disfatta. Chapeau.

@steagresti