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Poco più di un anno fa, Mario Mandzukic sfiorava la vittoria del Mondiale con la sua Croazia e dell'ultima Juventus di Massimiliano Allegri era il trascinatore, almeno nella prima metà di stagione. Con tanti gol determinanti negli scontri diretti contro Milan, Inter, Roma, Lazio e Napoli. Poi una fisiologica fase di appannamento figlia delle fatiche estive in Russia che hanno avuto come epilogo l'avvicendamento in panchina con l'arrivo di Sarri e la scelta del club bianconero di inserirlo nella lista degli esuberi.

MURO CONTRO MURO - Sono iniziati così i guai e i tormenti del centravanti croato, arrivato a un vero e proprio muro contro muro con la società che avrà verosimilmente un naturale sbocco a gennaio con la cessione respinta con forza e a più riprese lo scorso agosto e poi nelle ultime settimane, rifiutando anche le ricche offerte dagli Emirati. Mandzukic si sente ancora un giocatore da palcoscenici importanti, in Premier League e in Bundesliga non mancano gli estimatori e il suo nome è stato vagliato anche dal Milan. Quelle che vive attualmente sono giornate da separato in casa, con la Juve che lo ha escluso dalla rosa e lo fa allenare in orari diversi rispetto a quelli che presto saranno i suoi ex compagni di squadra.

POCO RISPETTO - Una situazione che rientra nella “normalità” delle dinamiche di una società di calcio e nelle legittime scelte di mercato, ma che umanamente non fa onore a un club come la Juventus, della quale Mandzukic è stato un importante componente dal 2015 ad oggi. Onorando sempre la maglia grazie soprattutto a uno spirito di combattente e di leader che ha fatto le fortune dei bianconeri in Italia e in Europa. Un vice-campione del mondo messo alla porta come uno qualunque.