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Dopo 23 anni l’Inter è tornata a vincere al San Paolo ed è rimasta ancorata alla testa della classifica, in condivisione con la Juventus. Mi dà fastidio? Da tifoso gobbo, parecchio. Rosico?  Tanto quanto hanno rosicato gli interisti nel vedere il Cagliari grattugiato come il pecorino in un solo tempo, dopo aver sperato nell'impresa dei giocatori di Maran per tutti i precedenti 45 minuti. Da giornalista no, anzi, il duello Inter-Juve lo trovo sempre più avvincente, caricando  così d'interesse il campionato. Ovvio che, da tifoso, preferirei egoisticamente un torneo dominato dalla mia squadra e mortalmente noioso, ma la competizione è anche il sale dello sport, e la accetto. Non mi credono? Problemi loro. 

Piuttosto, c'è chi assolutamente non accetta sentir dire che l'Inter, proprio a Napoli, abbia saputo sfruttare al massimo tutte le congiunture favorevoli. Se glielo fate notare, si offendono. E, ovviamente, ti dicono che sei un giornalaio, che capisci niente, bla bla bla, solite scemenze assortite frutto di un livore atavico verso il sottoscritto e, soprattutto, la squadra per cui tifo.
Eppure è andata davvero così: l'Inter ha vinto alla grande perché è stata brava, ma anche fortunata. Nell'incontrare un Napoli allo sbando, priva di un paio di titolarissimi (Koulibaly e Mertens) e in una serata che definire storta per gli uomini di Ringhio Star è persino riduttivo.  
I tre gol nerazzurri sono stati frutto di tre errori/orrori macroscopici della difesa partenopea: l'azione che ha spalancato al bravissimo Lukaku la strada verso il primo gol è nata da una  maldestra scivolata di Di Lorenzo a centrocampo (e uno si domanda pure cosa ci facesse lì), la seconda rete è stato il frutto di una papera colossale di Meret, il terzo gol di un mancato aggancio in scivolata di Manolas, che il lesto Lautaro ha saputo prontamente sfruttare. Gli attaccanti nerazzurri già sono forti di loro, se commetti pure queste ingenuità è chiaro che non ti perdonano. Bravi e fortunati. Nel calcio servono entrambe le qualità. Ma non farglielo troppo notare ai tifosi dell'Inter, altrimenti lo prendono come un insulto. 

Poi vogliamo aggiungerci pure che le uniche volte che Insigne si è creato le occasioni per segnare, la prima se l'è vista respingere e la seconda si è stampata sulla traversa. Questi episodi fanno parte pure loro della storia della partita, però il ricordarlo provoca un tremendo fastidio tra i fans nerazzurri perché lo interpretano come una diminutio del loro storico successo.
Lo ripeto, a scanso di equivoci: la vittoria dell'Inter è stata netta, meritata, e ogni episodio è girato nel verso giusto. Di sicuro un Napoli così imbarazzante, parente sconosciuto della squadra di Sarri (ma anche soltanto di quello arrivato 2° la scorsa stagione con Ancelotti)  lo vorrebbero incontrare tutti. A cominciare dalla Juventus, il prossimo 26 gennaio, proprio al San Paolo, dove non perde in campionato dal 2015 e dove – con Conte allenatore – non vinse mai (2 pareggi e una sconfitta). Proprio perché era tutto un altro Napoli da quello incontrato stavolta dall’Antonio nerazzurro. Ah già, se insisto troppo su questo argomento, gli interisti si impermalosiscono: quando vincono non vogliono sentir parlare di "fattore C", mentre  la fortuna è una variabile che fa parte del gioco e talvolta aiuta a vincere. Proprio come capitato stavolta. E quando una squadra è aiutata dalla fortuna diventa ancora più temibile nella corsa al titolo. Chissà se riusciranno a capire che gli sto facendo un complimento. Ho forti dubbi.