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Da + 4, con  la possibilità di allungare a + 6, al ri-aggancio da parte dell’Inter, e con la Lazio ad un solo punto di distanza. Ricordate cosa disse Antonio Conte nella conferenza di  inizio stagione? “Partiamo sfavoriti, a meno che la Juventus non si incarti da sola”. La Juve si è incartata, e la possibilità che perda lo scudetto, dopo averne vinti 8 di fila, è quanto mai realistica. Il cammino è ancora lungo, e con 15 giornate da giocare e 45 punti a disposizione, tutto è possibile, però Inter e Lazio sono gasate, mentre la Juve è in crisi. Motivazionale e di gioco, totalmente inesistente. Non ammetterlo equivarrebbe ad essere ciechi, e il tifo esasperato e fine a se stesso spesso lo è. 

La squadra bianconera è in una fase involutiva evidente: non solo non mostra miglioramenti progressivi sul piano del gioco, ma peggiora di partita in partita. Del tanto decantato sarrismo non c’è traccia, lo si è intravisto solo a sprazzi. Troppo poco. La Juventus attuale gioca peggio di quella di Allegri, o meglio, quella del Max non era esteticamente bella da vedere ma produceva risultati, questa del mago di Figline è brutta e perdente. 

È ancora in testa alla classifica del campionato, è in semifinale di Coppa Italia e agli ottavi di Champions League, ma ha perso – male -  già un trofeo (la Supercoppa) con una sua diretta rivale. Eppoi, i numeri – per chi vuole e sa leggerli – parlano chiaro:  continua ad incassare gol con una frequenza impressionante, ne segna pochi (il 3-0 con la Fiorentina è bugiardo) , viene sconfitta con molta più facilità di prima in trasferta, dove solo nelle ultime 5 ha incassato la bellezza di 9 reti. Sono dati preoccupanti.

Così com’è preoccupante un allenatore che, dopo la sconfitta (meritata) di Verona, scarica per l’ennesima volta la colpa solo ed esclusivamente sui giocatori e chiede aiuto per risolvere i problemi, perché evidentemente da solo non ce la fa. Perché la squadra è in confusione totale, e non lo segue. Un allarme che, dopo la sconfitta con la Lazio, fu già il suo vice Martusciello a lanciare.

Le poche attenuanti  a favore di Sarri sono, l’assenza di Chiellini dall’inizio della stagione, capace da solo di fare reparto in difesa, un centrocampo non adeguatamente rinforzato in estate e ulteriormente depauperato a gennaio con la cessione di Can. I rinforzi, lì in mezzo, avrebbero dovuto essere Rabiot e Ramsey, però nessuno dei due – per ragioni diverse – sta dando il contributo sperato. Aggiungiamoci pure le carenze sulle fasce, dove la qualità dei terzini è quella che è. Paratici e Nedved non sono quindi esenti da responsabilità.
Sarri, però, ci sta aggiungendo del suo: non disporrà della tipologia dei giocatori necessaria per praticare il proprio gioco, però la rosa a disposizione è tutt’altro che modesta.  Si è però smarrita, è andata  in confusione, non riesce a capire cosa vuole da lei il tecnico. Ha perso le certezze, che Sarri non è stato capace finora di ridarle. Così come non è capace di motivarla. Modifica i ruoli dei giocatori  (Cuadrado terzino, Bernardeschi e Ramsey trequartisti) e così facendo li snatura, ottenenendone il risultato opposto a quello sperato. Legge male le partite e non riesce ad apportare i correttivi giusti a gara in corso. 

Che la squadra sia in evidente difficoltà è palese, e se non ci sarà una svolta repentina le prestazioni potrebbero progressivamente peggiorare ancora, con inevitabile ricaduta sui risultati. Il fatto stesso che Sarri chieda aiuto significa che pure lui è consapevole di un naufragio in corso, e non sa come guidare la nave in un porto sicuro.

Resta ora da capire le intenzioni della società: continuare a dare fiducia a Sarri , nella consapevolezza che la situazione possa ulteriormente peggiorare, oppure correre ai ripari. L’alternativa, al momento, si chiama di nuovo Allegri, perché ancora contrattualizzato con la Juventus e con dalla sua la conoscenza di giocatori e ambiente. Significherebbe sconfessare la scelta del cambio effettutata in estate, ma potrebbe servire a rimettere almeno tutti i cocci al loro posto. 

Un dietro-front  indigesto per una parte sostanziosa della tifoseria, e di sicuro pure per Paratici e Nedved fautori del cambiamento. Ma lo status-quo è altrettanto pieno di incertezze sul futuro prossimo della stagione in corso: o  si svolta, oppure l’opzione “zero-titoli” potrebbe  prendere forma. Con ripercussioni non di poco conto sulle entrate di bilancio. 
Elkann e Agnelli sono disposti  a rischiare? E voi?