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Se è già accaduto una volta, potrebbe riaccadere di nuovo. La semina per far scoppiare una nuova Calciopoli è cominciata lentamente negli scorsi anni, e adesso i tempi sembrano maturi per iniziarne  un’altra. Ovviamente per colpire sempre gli stessi, quelli che – Ceccherini docet – stanno sul K a tutta Italia, e non solo perché vincono. Tradotto: la Juventus e gli juventini.
A scatenare il pandemonio  stavolta è stato Rocco Commisso, new entry della Serie A, ma dove - da scafato italo-americano -  ha già capito come fare per  farsi amare dai suoi tifosi, condizionare il “sentimento popolare”, raccogliere le attenzioni dei media e, magari, pure quelle della procura federale: attaccare la Juve. A Firenze, poi, trova terreno fertile.

Era dall’estate dell’82 , e poi quella del ’90, che (cori beceri sull’Heysel a parte) tra bianconeri e viola non ci si scontrasse per questioni prettamente di campo. A quei tempi, perlomeno, ci furono di mezzo uno scudetto conteso fino all’ultima giornata e una finale di Coppa Uefa; stavolta solo una partita tra la capolista e la 14° in classifica, terminata 3-0, grazie anche a 2 rigori, di cui solo 1 quello della discordia. Quello che, per Commisso, i fiorentini e i loro sostenitori, avrebbe però chiuso la partita: il fallo di Ceccherini su Bentancur all’ingresso dell’area viola. 

Fallo sì? Fallo no? Fuori, o dentro l’area? L’arbitro Pasqua prima lo ha fischiato, poi è stato invitato dal VAR a guardarlo sul monitor in campo, quindi ha confermato la decisione. Stessa prassi usata altre volte per annullare dei gol in offside o non assegnare rigori proprio alla stessa Juventus. E quando questo non avveniva, in tanti si stracciavano le vesti e parlavano di campionato falsato. 
Stavolta Pasqua ha fatto tutto ciò che prevede il protocollo varista, ma non va bene lo stesso.  Commisso si è detto disgustato, trascinandosi dietro tutti quelli che non aspettavano altro per mettere in dubbio la vittoria della Juve. Alla quale, parrebbe di capire, non andrebbero mai assegnati calci di rigore, nemmeno quando ci sono o lo stabilisce il VAR, voluto proprio da coloro che ritenevano fosse l’unico strumento in grado di mettere fine ai favori arbitrali. Ma, a quanto pare, non è così. Da domenica pomeriggio, Commisso non fa che ripetere un refrain già ascoltato prima di Calciopoli:  “La Juve non ha bisogno di questi regali”.  Un modo educato (e parecchio subdolo) per dire invece che la Juve ruba.
Si sono stancati di sentirselo ripetere pure in casa Juventus, e per la prima volta – dai tempi di Moggi, e prima ancora di Boniperti -  hanno mandato il vicepresidente Pavel Nedved a replicare a Commisso. Non l’avessero mai fatto!  L’alzata di scudi è stata generale. Nedved non può permettersi di seccarsi se sente accusare la propria squadra di ruberie, non è pertinente. Lui che, fin da giocatore, si era reso protagonista di proteste eccessive nei confronti degli arbitri, ed ha ricevuto sanzioni pure da dirigente per i medesimi motivi.  
E gli altri, chiedo, sono tutti santerellini? Personcine a modo che accettano in silenzio ogni decisione presa nei confronti delle loro squadre? Com’è avvenuto, per esempio, nel finale dell’ultimo Inter-Cagliari? E di esempi potremmo farne a decine. Se al posto di Nedved fosse andato Paratici, penso che le reazioni, di Commisso e tutti gli altri, sarebbero state identiche. Il problema non è chi si presenta davanti alle telecamere, ma la Juventus in quanto tale e chiunque la rappresenti.

Commisso ritiene che la sua Fiorentina sia stata vittima di errori arbitrali già in precedenti partite, e cita Genoa e Inter, però quand’è che ha alzato la voce e parlato di disgusto? Dopo una gara con la Juve. Perché ha già capito che tutti lo avrebbero ascoltato e avrebbe catalizzato attorno a se gran parte del consenso popolare. Mentre sto scrivendo questa rubrica, sta ancora inveendo nei confronti di Nedved. Fu la strategia utilizzata per anni da Massimo Moratti (e condivisa da altri presidenti) , quella che portò poi a Calciopoli, alla  retrocessione in B della sola Juventus e ad uno scudetto omaggiato all’Inter.  Se è già accaduto, potrebbe nuovamente accadere.