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Se testa e gambe reggono, se la qualità è nel tuo dna, se brucia ancora la scintilla dell’ambizione; allora ti ritrovi a 32 anni e mezzo come Ciccio Caputo, per il secondo anno consecutivo in doppia cifra in Serie A. 11 gol con la maglia del Sassuolo, sono stati 16 l’anno scorso con l’Empoli. Sempre e comunque: gol pesanti, come quelli segnati nelle ultime due giornate, la doppietta alla Roma e il rigore - il primo dell’anno - che ha permesso al Sassuolo di agguantare sul pari la Spal, prima che Boga la trafiggesse. Non si può parlare di seconda giovinezza, perché la prima di fatto è passata sottotraccia: quando aveva vent’anni Ciccio giocava in Eccellenza ad Altamura, dove è nato, a 23 assaggiava la prima Serie A con poco più di una decina di presenze a Bari e poi era costretto a prendere una lunga rincorsa in Serie B dove, tra Siena, Bari, Virtus Entella ed Empoli, si è confermato un bomber di razza, migliorando di stagione in stagione le sue medie realizzative, nonostante la squalifica in seguito al calcioscommesse l’abbia costretto allo stop di un anno.

Nel Sassuolo disegnato da De Zerbi, Caputo agisce da punta centrale, vertice alto di un triangolo che ha in Berardi (a destra) e Boga (a sinistra) i due fantasisti. Abbiamo avuto modo di seguire più volte dal vivo le partite dei neroverdi e ogni volta abbiamo apprezzato il 'lavoro sporco' di Caputo. I movimenti lungo tutto l’arco dell’attacco a favorire gli inserimenti dei compagni, la ricerca della profondità, il palleggio raffinato che gli permette di dialogare con compagni che sanno tutti come trattare il pallone (il Sassuolo è un esempio virtuoso in questo senso: ci sono poche squadre che in fase offensiva hanno un ventaglio ampio di soluzioni) sono qualità che questo vecchio ragazzo riesce a riassumere molto bene. Se Andreazzoli ad Empoli aveva esaltato la sua capacità di incidere negli ultimi venti metri (26 gol in B, 16 al primo anno vero di Serie A); con De Zerbi (che già l’avrebbe voluto quando era a Foggia e a Palermo) Caputo ha trovato un’identità più marcata, completando il proprio repertorio e rivelandosi un attaccante a tutto tondo che farebbe comodo - almeno nelle rotazioni dell’attacco - a molte squadre di prima fascia.
C’è un altro dato che gioca a favore di Caputo. Dal 2014 - estate che ha segnato il suo rientro dopo la squalifica - ad oggi ha saltato una manciata di partite, giocando praticamente sempre, a conferma di una integrità fisica che lo assiste da tempo. Ora Caputo va a caccia di record. Quello personale, con il traguardo dei 150 gol in carriera (tra A e B è fermo a 145) e quello in casa Sassuolo, cercando di superare il miglior marcatore nella storia neroverde, il compagno di squadra Berardi che nel 2013-14 - primo anno in A - arrivò a quota 16. In caso di obiettivo centrato, festeggerà con la birra che produce ad Altamura, casa sua.